Un cordone attorno a Tronchetti


Pubblicato il 19/10/2006
Ultima modifica il 19/10/2006 alle ore 08:31

 

 

 

 

 

MILANO Mettiamola così. Marco Tronchetti Provera, alla guida della macchina che controlla la Telecom, ha indossato la cintura di sicurezza e viaggerà più sicuro. Ma per cambiare strada o scendere dalla vettura - fuor di metafora per vendere a chi vuole la quota del 18% che Olimpia controlla nel gruppo o per agire sulle strategie di Telecom - dovrà sentire anche gli altri passeggeri, cioè Mediobanca e le Generali. Nonchè, in futuro, altri azionisti cui potrebbe aprire le porte del patto di consultazione.

Tronchetti rafforzato, dunque, ma anche Tronchetti «blindato», in quella che appare un’operazione nel più puro stile di piazzetta Cuccia. Non a caso è stata la stessa Mediobanca a mettere a punto il piano, poi tradotto in clausole dell’accordo dal notaio Piergaetano Marchetti e non a caso Mediobanca si muove in prima persona assieme alla controllata di Trieste. Del resto le interpretazioni che ieri circolavano sulla piazza milanese mostrano una palese divergenza di opinioni su origine e finalità dell’accordo. Ambienti vicini alla Pirelli lo spiegavano infatti come una mossa di primarie istituzioni finanziarie che dimostrano in questo modo la loro fiducia nel management di Telecom e nel progetto industriale del gruppo.

Secondo fonti vicine a Mediobanca e Generali, invece, la decisione di aderire al patto è dovuta in primo luogo alla necessità di proteggere e valorizzare l’investimento che i due soggetti hanno in Telecom, ottenendo così anche un effetto positivo sulla partecipazione che entrambi possiedono a monte, cioè in Pirelli. L’obiettivo di presidiare l’investimento in Telecom si raggiunge sia valorizzando il titolo, sia tenendo un occhio attento sulla gestione industriale, garantendosi anche un certo potere di intervento nel caso di movimenti che riguardino più del 50% del capitale di Olimpia o operazioni di finanza straordinaria o di cessione e di scorporo riguardanti Telecom. Del resto il piano è stato studiato da Mediobanca a partire da quel tempestoso 11 settembre in cui Tronchetti annunciò il mutamento di rotta di Telecom, con lo scorporo della telefonia mobile e della rete. E proprio le crescenti tensioni del presidente della Pirelli con il governo, unite al timore di mosse come la cessione di Tim - inizialmente non esclusa da Tronchetti - hanno spinto all’intervento piazzetta Cuccia.

Ma l’intervento in Telecom risolve i problemi del gruppo ed esaurisce le possibilità a disposizione? Allo stato delle cose l’operazione ha il grande vantaggio di non costare un euro a nessuno dei partecipanti. Ed è facile anche vedere l’ingresso nella società della filiera Mediobanca-Generali, come alternativa al ventilato ingresso di altri soggetti - in primis Banca Intesa - a monte, ossia nel capitale di Olimpia Un ingresso difficilmente adattabile a logiche di mercato ma che avrebbe il vantaggio di rafforzare finanziariamente il gruppo portando capitali freschi nella finanziaria sopra Telecom. Adesso dunque, almeno nelle intenzioni di Mediobanca, altri istituti potrebbero apportare azioni al patto Telecom. Circolano i nomi di Intesa e Capitalia, cui potrebbe aggiungersi anche Mps.

Dalla banca romana però, si esclude per ora un intervento, mentre quella milanese non commenta. Difficile pensare che all’operazione partecipi Unicredit, che pure è grande socio di piazzetta Cuccia. Anzi sarebbe interessante sapere cosa pensa Alessandro Profumo, che auspica una Mediobanca fuori dai giochi di potere, di questa operazione. Ma anche altri sono gli interrogativi non risolti. Quanto si troverà a suo agio ad esempio Guido Rossi, non esattamente un esegeta dei patti parasociali, con un azionariato unito proprio da un accordo di questo tipo?

 

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