“La potenza senza controllo non serve a giocare meglio”


Pubblicato il 27/08/2016
Ultima modifica il 27/08/2016 alle ore 11:04

«Controllo e strategia sono fondamentali perché il 99 per cento dei colpi sono fatti per facilitare il colpo successivo. Saper controllare il gesto tecnico permette di evitare gli ostacoli. E la strategia giusta è di superarli con dei buoni errori, non con dei grandi colpi». Non ha dubbi Massimo Scarpa, commissario tecnico della nazionale e guida di Golf senza confini, il viaggio che La Stampa sta compiendo attraverso le buche più spettacolari d’Italia. «Il controllo è l’elemento principale per giocare bene a golf - aggiunge -. La potenza senza controllo non ha valore. Jack Nicklaus, il più grande giocatore di sempre, era contento quando tirava 3, al massimo 4 colpi perfetti sui 72 del par di un 18 buche. Una percentuale del 5 per cento». 

Ormai tutti i giocatori professionisti lavorano sulla potenza fisica riuscendo ad avere livelli di forza molto simili tra loro. Il controllo, invece, può ancora differire, e in modo anche evidente, da un giocatore ad un altro. L’esempio è Jordan Spieth, ventiduenne statunitense, già vincitore di due major in carriera, ex numero 1 al mondo e ora al terzo posto del ranking. «Possiede un controllo estremo e straordinario del proprio gioco. Un talento che gli ha permesso di diventare numero 1 al mondo - spiega Scarpa - perché a livello fisico non è certo un fuoriclasse». Il controllo è elemento cruciale anche in un campo come quello di San Domenico, che deve fare i conti con le insidie del vento. San Domenico è tappa dell’Audi Quattro cup, il circuito amatoriale di golf più grande al mondo: il circuito prende il nome dalla trazione integrale dei modelli della casa tedesca, che scommette proprio sul controllo nella guida grazie al differenziale centrale e al controllo selettivo della coppia che distribuiscono la potenza in modo variabile tra asse anteriore e posteriore.

[L. C.]
 

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