L’Italia del nuoto riparte dai big e fa la dieta per salire di livello

Da oggi i Mondiali in vasca corta, solo 11 convocati: è l’effetto Rio
LAPRESSE

Gabriele Detti, 22 anni, 2 bronzi a Rio e Gregorio Paltrinieri, 22 anni, oro nei 1500 m., con il tecnico Morini.


Pubblicato il 06/12/2016
Ultima modifica il 14/12/2016 alle ore 02:31

L’Italia oggi si rituffa dopo l’estate di emozioni e magoni e ai Mondiali in vasca corta ci sono i protagonisti di tutte le sfumature: i medagliati Paltrinieri e Detti, la coriacea Pellegrini che aveva quasi deciso di smettere dopo aver mancato il podio di Rio e ora sa che non può farlo. Non così. 

 

Solo che ci si ferma lì, o quasi: 11 convocati, una nazionale all’osso per una svolta tecnica che l’ambiente non sa come digerire e che il nuoto deve ancora interpretare. Una severa scrematura per iniziare un nuovo quadriennio e ci può stare, anche se i canoni non sono chiarissimi e si rischia di perdere l’orientamento. 

 

Prima senza Magnini  

È l’onda lunga dei Giochi, mentre l’acqua celebrava successi importanti, in Brasile, la squadra di nuoto si agitava parecchio. Il gruppo non ha dato i risultati che avrebbe dovuto, non si parla di medaglie, ma di prestazioni e il direttore tecnico Cesare Butini ha fatto le sue riflessione che in realtà sono abbastanza in linea con quelle di altri settori tecnici del nostro sport. In sintesi, se ai massimi livelli si esprime solo l’élite tanto vale puntarci da subito. Lo schema è corretto, un po’ più complicato è capire come dovrebbe muoversi il movimento. Come organizzare il resto della truppa in modo che da lì possa emergere il futuro e pure allargarsi la base. Proprio mentre il nuoto sorpassa il calcio nella classifica degli sport più praticati, il vertice della disciplina si restringe ai minimi termini.  

 

A casa i veterani: è la prima nazionale senza Filippo Magnini e il due volte campione mondiale, a 34 anni, non si stupisce certo della mancata convocazione. Non la condivide, ma da capitano azzurro (ancora in carica) non vuole polemizzare alla vigilia di un grande evento. A casa pure un altro velocista parte della staffetta bronzo ai Mondiali 2015, Marco Orsi che la scorsa stagione è stato messo ko da un virus e si è presentato al peggio a Rio.  

 

La chiave generazionale, un criterio semplice, però non spiega tutto perché a Windsor mancano anche parecchi giovani. Rimandati, più che bocciati e il fatto che questi Mondiali siano in Canada, una trasferta decisamente costosa, può aver ristretto ancora di più il cerchio. Mancano diversi emergenti che hanno steccato ai Giochi e devono aspettare in panchina la seconda possibilità, tra loro il dorsista Sabbioni che per un anno intero è sembrato la promessa più evidente. Poi si è eclissato nella vasca olimpica e da lì si attende il recupero.  

 

Tra gli undici azzurri ci sono due novità, o quasi, Giacomo Carini (19 anni, 200 farfalla, già in finale agli Europei 2016) e Silvia Scalia (21 anni, 50 e 100 dorso). Nel Mondiale dei grandi assenti, mancano tante stelle internazionali, schieriamo comunque ambizioni decise. E idee ancora da definire. Soprattutto bisogna capire se la dieta ferrea è una scelta tecnica, impronta del percorso per il prossimo ciclo olimpico, o una pausa di riflessione. Di certo meglio non convocare che chiamare un gruppo allargato e poi frustrarlo come è successo in Brasile, quando certi sono stati tolti dalle iscrizioni perché giudicati fuori forma. Non all’altezza. 

 

L’Italia vuole crescere, salire di livello ed eliminare i convocati in gita. Si prova con il rigore e si aspettano parametri più lineari. Giusto selezionare, vietato perdere talento per strada. 

 

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