La maledizione di via Poli, la Botteghe oscure dei centristi


Pubblicato il 22/03/2017

Un indirizzo, un destino. Via Poli. Tutti i partiti che a Roma vanno ad aprire i loro uffici pagano un incantesimo. È la strada dove i gruppi politici nascono e muoiono. Così fu nell’ordine per la Margherita, i Club della Libertà, Futuro e Libertà (Fli) Scelta Civica e oggi Ala, il gioiellino di Denis Verdini, stampella di salvataggio del governo di Matteo Renzi.  

 

Via Poli è una striscia ubicata nel pieno centro della Capitale, tra via del Tritone e via del Pozzetto, a pochi passi da Fontana Trevi. Il bello è che questa volta glielo dissero a Verdini. Ma il vecchio leone di Fivizzano preferì accendersi una Marlboro rossa e scrollare le spalle: «Ma quale jella, io sono Verdini, mica Fini».  

 

La storia ormai si ripete da più di due lustri. Era infatti l’inizio del 2000 quando Francesco Rutelli, fresco di sconfitta con Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 2001, trova per la sua Margherita una sede proprio a via Poli, di fronte gli uffici della Camera di Palazzo Marini. Il passaggio da questa maledetto indirizzo segna le sorti del partito di Rutelli. Che di lì a poco si sposta nella vicina via sant’Andrea della Fratte fino a fondersi nel 2007 con i Ds per far nascere il partito democratico. Dal 2012 la Margherita è definitivamente scomparsa dalla geografia politica dei palazzi. Lo scandalo del tesoriere Lusi, arrestato per aver sottratto denaro alla Margherita, ne determina lo scioglimento e la messa in liquidazione.  

 

Eppoi come dimenticare il 6 ottobre del 2010 quando in via Poli, nel medesimo edificio, al quinto piano nasce Futuro e Libertà, il contenitore finiano che determina lo strappo definitivo fra l’ex presidente della Camera e il Cavaliere di Arcore: «Oggi non ci accingiamo a fare una An in piccolo, ma il Pdl in grande». Gli archivi di cronaca politica raccontano che quel giorno a causa della ressa di cronisti e telecamere Gianni Letta rimase intrappolato nel traffico con la sua Maserati prima di raggiungere il suo ufficio a Largo del Nazareno. Fu l’inizio del declino di Gianfranco Fini. Alle elezioni politiche del 2013 Fli infatti non supera la soglia di sbarramento e non accede in Parlamento. 

 

E sempre qui a via Poli nel medesimo palazzo, allo stesso piano, svanisce il sogno di Mario Monti e della sua Scelta Civica. Lo avevano preso a chiamare «Super Mario» perché avrebbe dovuto salvare l’Italia dal default e dall’incubo spread. Nel 2013 dopo la breve esperienza del governo tecnico il professore si candida a guidare il Paese benché sia “convinto” che sarebbe sicuramente “più comodo” restare nel suo studio di senatore a vita a palazzo Giustiniani. Di Monti e della sua Scelta Civica non resta praticamente più nulla. I suoi si sono divisi in mille rivoli. C’è chi è andato con Pierferdinando Casini, chi ha fatto nascere in Parlamento i “Civici e gli Innovatori”, e chi è andato con Denis Verdini.  

 

Già, Verdini. L’ex berlusconiano non perde tempo quando rompe con il Cavaliere. Mette alla luce Ala, Alleanza Liberal popolare Autonomie. Con una sede nuova di zecca, ovviamente in via Poli. Da quel dì, come osano ripetere i suoi, «il partito di Denis ha donato sangue senza ricevere alcunché». Non ha ottenuto alcun ministero o posto di sottogoverno né da Matteo Renzi né da Paolo Gentiloni. Nessun riconoscimento politico da parte Pd, nonostante Ala abbia salvato in Senato più volte la maggioranza. Il 2 marzo scorso è poi arrivata la condanna a 7 anni ai danni di Verdini per il processo sul Credito cooperativo fiorentino. E così fra qualche settimana anche Ala dovrebbe lasciare la sede di via Poli. Riferiscono alla Stampa che abbiano già trovato un immobile a piazza San Lorenzo in Lucina. A pochi passi da quella che fu l’ultima sede di Fi. «Almeno lì – riferisce un fedelissimo di Denis – ci dicono non porti sfiga». Sarà così? 

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