Quel legame col principe degli Emirati per isolare l’emiro del Qatar

La nuova nomina avvicina l’Arabia Saudita ad Abu Dhabi nella battaglia contro gli islamisti appoggiati da Doha

Pubblicato il 22/06/2017
Ultima modifica il 30/06/2017 alle ore 02:30

La notizia della promozione a erede al trono di Mohammed bin Salman, figlio del sovrano saudita, solleva certo l’entusiasmo di un illustre vicino di casa. Negli Emirati Arabi, il principe ereditario Mohammed bin Zayed, l’uomo che a causa della debole salute del fratello, presidente della Federazione, è di fatto al comando, ha una relazione forte con il giovane MbS e punta da tempo su di lui come alleato all’interno della complessa corte dei Saud. Per ora, sembra condurre con efficacia la partita. Il suo alleato è in ascesa. Assieme, i due portano avanti da settimane una pesante campagna diplomatica contro il piccolo emirato del Qatar, su posizioni diametralmente opposte in politica estera rispetto a Riad e Abu Dhabi.  

Mohammed bin Salman e Mohammed bin Zayed sono emersi in questi mesi come i «falchi» all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo, spaccato oggi dalla crisi, racconta Kristian Coates Ulrichsen, esperto della regione alla Rice University di Houston. Oltre ad aver sostenuto la fallimentare operazione militare saudita in Yemen - gestita dal giovane Bin Salman in quanto ministro della Difesa - MbZ ha anche appoggiato il neo erede al trono nel suo Vision 2030, un ambizioso piano economico e finanziario che punta a sganciare l’Arabia Saudita dalla dipendenza sulle sole rendite energetiche.  

 

La nuova alleanza, rinvigorita dalla comune faida con Doha, è in contrasto alla stretta relazione tra l’emiro del Qatar, sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, e l’88enne leader del Kuwait, Sabah al-Sabah, che starebbe tentando la mediazione tra le parti. Anche Tamim è giovane come Bin Salman, ha infatti 37 anni. E come il principe saudita è molto ambizioso. Lui il trono lo ha già, dal 2013. 

 

Ciò che vuole ora è quello che suo padre per decenni ha tentato di ottenere: portare il Qatar fuori dall’orbita dell’Arabia Saudita, renderlo indipendente dal punto di vista della politica estera, farne una potenza regionale - e antagonista? - di Riad. Così, i due giovani leader vanno allo scontro, e MbS ha trovato negli Emirati un motivato alleato in questa battaglia. 

 

La forza portante dietro alla mossa contro Doha è infatti Mohammed bin Zayed, spiega Cinzia Bianco, ricercatrice esperta di Golfo e consulente della Gulf State Analytics: «L’ossessione nei confronti di islamisti e della Fratellanza musulmana - che il Qatar è accusato di sostenere - è tutta sua. MbZ teme che l’Islam politico rappresentato dalla Fratellanza, che ha una certa presa negli emirati più poveri del Nord della Federazione, possa destabilizzare l’equilibrio del Paese». Nel 2011, quando dopo le rivolte arabe movimenti islamisti hanno preso potere in Egitto, Libia, Tunisia, Bin Zayed, uomo con una solida formazione militare, vice comandante delle forze armate degli Emirati, ha condotto una campagna rigorosa contro gli islamisti, prima in casa con centinaia di arresti, poi fuori. Da qui, infatti, è partito l’inedito attivismo degli Emirati in conflitti all’estero, su fronti sempre opposti a quelli del Qatar, in Egitto, Libia e soltanto in parte in Siria. 

 

Tra Bin Zayed, 56 anni, e l’erede saudita si è creato un rapporto discepolo-mentore. Soprattutto «MbS si è affidato a Bin Zayed, che ha importanti contatti nell’Amministrazione americana - nello specifico il consigliere e genero del presidente Donald Trump Jared Kushner - per costruirsi un canale di comunicazione privilegiato con gli Stati Uniti», spiega Bianco. Con la promozione di Salman, la coppia punta a mettere assieme molto per intralciare le ambizioni del giovane emiro Tamim (e non soltanto): la capacità militare e i contatti internazionali degli Emirati con il peso economico e religioso dell’Arabia Saudita nel mondo arabo. 

 

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