Chi vince e chi perde nelle professioni del futuro crescono i tecnici di produzione, calano i muratori
Chi vince e chi perde nelle professioni del futuro crescono i tecnici di produzione, calano i muratori
L'altalena dei profili professionali nell'audizione al Senato del presidente dell'Istat 
walter passerini
19/07/2017

In una recente audizione alla Commissione Lavoro del Senato, il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ha tracciato un quadro sull’evoluzione delle professioni. “L’andamento occupazionale delle professioni tra il 2011 e il 2016 riflette, almeno in parte – sostiene Alleva - l’impatto della crisi sul sistema produttivo, ma offre comunque alcune indicazioni sull’evoluzione della domanda di lavoro e i cambiamenti nel tipo di competenze richieste dal mercato”. 

Alleva ricorda innanzitutto che, nell’intero periodo considerato, l’occupazione è cresciuta di 160 mila unità, sintesi di una diminuzione dell’occupazione fra il 2011 e il 2013 (-408 mila) e un aumento di 567 mila unità nel triennio successivo. Gli andamenti dei gruppi professionali, definiti sulla base della classificazione nazionale delle professioni, mostrano dinamiche eterogenee. L’occupazione è cresciuta nelle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (+403mila), nelle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (+330mila), ma è al tempo stesso aumentata anche nelle professioni non qualificate (+268mila); variazioni negative si sono invece osservate nel gruppo degli artigiani, operai specializzati e agricoltori (-579mila) e in quello delle professioni esecutive nel lavoro d'ufficio (-106mila). Gli altri gruppi hanno osservato variazioni negative, seppure di minore intensità. 

“Considerando le 221 categorie professionali al di sopra dei 20 mila occupati – continua Alleva - si identificano 27 professioni vincenti (con variazioni positive dell’occupazione superiore alle 20mila unità, per un aumento complessivo di 1,6 milioni di occupati) e 24 professioni perdenti (con variazione negativa del numero di occupati superiore alle 20mila unità; per una diminuzione complessiva di poco più di 1 milione di occupati)”. 

Tra le “vincenti” compaiono professioni come gli addetti all’assistenza delle persone, il personale addetto all’imballaggio e al magazzino, i commessi alle vendite al minuto e diverse professioni legate alla ristorazione; e professioni più specializzate, come gli addetti agli affari generali (a supporto di singoli aspetti delle procedure di pianificazione, progettazione, amministrazione e gestione di un’impresa o di un ente), i tecnici della produzione manifatturiera, gli analisti e i progettisti di software, gli specialisti nei rapporti con il mercato e nel marketing, alcune professioni sanitarie riabilitative (podologi, fisioterapisti, etc.) e quelle qualificate nei servizi sanitari e sociali. Tra le professioni “perdenti” si trovano figure legate alla crisi delle costruzioni (muratori in pietra, manovali, personale non qualificato dell’edilizia civile e professioni assimilate) e professioni associate prevalentemente a mansioni di ufficio (ad esempio, i contabili, gli addetti alla funzione di segreteria, il personale addetto a compiti di controllo e verifica, gli addetti all’immissione di dati).