La doppia garanzia della polizza vita

La prima sono gli attivi a copertura della gestione separata Poi conta la solidità patrimoniale dell’istituto a cui ci si affida

Pubblicato il 24/07/2017
Ultima modifica il 24/07/2017 alle ore 08:14

Nel 1994 ho sottoscritto la polizza Investimento Garantito di Intesa San Paolo Vita, versando una quota mensile per usufruire della detrazione fiscale. Ora sono in pensione e ho chiuso i versamenti. La polizza ha un minimo garantito del 4%. Circola voce che queste vecchie polizze sono diventate rischiose. Mi conviene tenere questa polizza o è meglio venderla? Investe per lo più in titoli di Stato italiani, ma con un rendimento minimo del 4% sarà in perdita. Dove investe per poter sopportare queste perdite? Quali sono i rischi? 

Piero T.

La polizza Investimento Garantito di Intesa San Paolo Vita è una polizza a vita intera rivalutabile, collegata alla Gestione Separata Investifondo Intesa Vita. È un investimento sicuro, sostengono dall’ufficio stampa della banca, «in quanto gode di una doppia garanzia: la prima sono gli attivi segregati a copertura nella Gestione Separata, la seconda è la solvibilità e solidità patrimoniale di Intesa Sanpaolo Vita e del gruppo Intesa Sanpaolo». Il lettore ha scritto, correttamente, che la polizza con il tasso minimo garantito del 4% annuo era stata originata in una fase del ciclo economico caratterizzata da tassi di interesse più alti rispetto agli attuali. «Dal punto di vista gestionale», confermano dalla banca, «queste Gestioni Separate, avendo investito sulla base di un profilo di scadenze atteso in origine, ma scontando successivamente un trend di tassi discendente, si trovano ora a dover gestire gli investimenti in mercati ove il livello medio dei tassi di interesse è più basso. Detto questo, resta ferma la garanzia del 4% fornita dalla Compagnia». Fossimo nei panni del lettore, crederemmo nella doppia garanzia richiamata dalla banca e nella dichiarazione di rispetto del contratto.
 

La liquidabilità dei conti deposito

Sono un lettore di 36 anni e ricordo un articolo apparso di recente su La Stampa su investimenti in valuta estera che possono rendere di più dei conti deposito ed hanno altissima liquidabilità. Oggi ho solo conti deposito e vorrei diversificare. Come si può fare investimenti in valuta estera? Ci sono dei fondi? O compro personalmente valuta estera presso la mia banca e poi riconverto in euro quando il cambio diventa favorevole? 

Dario Va.

Investire in valuta estera è rischioso, ma se il giovane lettore ha l’obiettivo di una diversificazione strategica del patrimonio che oggi sta parcheggiando in conti di deposito in euro c’è una strada semplice. Basta che acquisti dei fondi comuni, oppure degli Etf (fondi indicizzati quotati in Piazza Affari), specializzati sulla Borsa americana, o svizzera, o inglese, o giapponese, per citare gli esempi più comuni. In questo modo si espone al rischio di cambio con il dollaro Usa, il franco svizzero, la sterlina inglese o lo yen giapponese, e contemporaneamente al rischio azionario, che è una strategia consigliabile se l’ottica è di lungo-lunghissimo termine. Questi prodotti finanziari sono in sostanza dei portafogli di azioni di società estere. Al momento dell’acquisto delle quote dei fondi o degli Etf che contengono queste azioni, l’investitore paga di fatto in euro – al cambio del giorno di ingresso – titoli che hanno nelle rispettive Borse le quotazioni in dollari, franchi, sterline o yen. Quando deciderà di vendere, i prezzi in valuta (aumentati o diminuiti che siano nel frattempo) delle azioni estere presenti nei fondi o negli Etf saranno aggiornati al cambio con l’euro (aumentato o diminuito che sia nel frattempo). Il guadagno o la perdita sarà in funzione dei due fattori. C’è un’altra strada per il lettore se vuole esporsi alla variazione valutaria e non anche a quella azionaria: comprare in banca, pagando in euro, obbligazioni in valuta (dollari eccetera) ad altissimo rating (minimizzando il rischio di credito), di aziende, enti sovrannazionali o Stati sovrani. Infine, se preferisce ridurre la diversificazione al purissimo aspetto valutario, Dario chieda di aprire un conto corrente in valuta presso una banca. Le maggiori banche, anche quelle online, offrono (come minimo) il conto in dollari. Fondi, Etf, bond quotati e conto corrente sono tutte soluzioni molto liquide.
 

Separata consensualmente

Sono separata consensualmente in via giudiziale e il giudice mi ha attribuito la casa di famiglia senza altri oneri di mantenimento. In caso di premorienza del marito ho diritto alla pensione di reversibilità?  

F. M.

Si. Per il diritto alla pensione serve il preventivo assegno di mantenimento solo nel caso in cui la separazione sia stata addebitata al coniuge superstite.
 

La pensione a 63 anni

Ho letto che è possibile avere la pensione di vecchiaia in via anticipata con 63 anni e 7 mesi di età. Bastano 20 anni di contributi e una pensione che sia di almeno 1255 euro (2,8 volte l’assegno sociale). Ho iniziato a lavorare come dipendente dal 1974. Dall’Inps mi dicono di non sapere nulla di questo tipo di pensione.  

G. F.

Lei ha dimenticato un “dettaglio” di fondamentale importanza: tutto ciò che lei riporta in modo corretto riguarda le pensioni calcolate con il sistema contributivo, e quindi le persone che hanno versato contributi all’Inps a partire dall’anno 1996, non avendo una precedente anzianità contributiva. Quindi lei non può avvalersi di questa normativa favorevole.  


Tre giorni di permesso al mese

In pensione dal febbraio 2014 ho avuto nel 2009, nel 2011 e nel 2012 tre giorni di permesso al mese per assistere mia madre. Nell’estratto conto Inps sono indicati i periodi del 2009 ma non quelli successivi. Ho sollecitato gli uffici a mettere in regola l’estratto ma finora non ho avuto risposta. Le chiedo: i contributi figurativi spettanti per le assenze mensili di tre giorni valgono solo per il diritto o anche per la misura della pensione? Se mi dice che non sono importanti per il calcolo non perdo più tempo con l’Inps.  

G. L.

Valgono anche ai fini del calcolo. Quindi conviene che lei insista nel farseli accreditare.
 

Il cumulo ha una scadenza?

Con la legge di stabilità 2017 è stata approvata la ricongiunzione cumulativa non onerosa, la stessa ha una scadenza? Visto che andrò in pensione nel marzo 2020 non vorrei sorprese.  

M. V.

Nessuna sorpresa. Il cumulo gratuito non ha scadenza e viene attivato proprio con la domanda di pensione.

Hanno collaborato:  

GIANLUIGI DE MARCHI  

BRUNO BENELLI  

SILVIO REZZONICO, PRESIDENTE CONFAPPI  

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