Assalto all’ambasciata d’Israele, un ufficiale ferito a coltellate

La crisi della Spianata arriva anche in Giordania, ucciso l’assalitore. Blitz dell’esercito in Cisgiordania: arrestati 29 membri di Hamas. Restano i metal detector a Gerusalemme

Due membri delle forze di sicurezza giordane fuori dall’ambasciata di Israele


Pubblicato il 24/07/2017
tel aviv

Mentre resta alta la tensione per l’installazione dei metal detector presso gli ingressi della Spianata delle Moschee a Gerusalemme, ad Amman, in Giordania, l’ambasciata d’Israele è stata teatro di una sparatoria. Secondo i media arabi, due giordani, forse addetti alle pulizie per «Al Jazeera», sono stati uccisi dopo aver gravemente ferito con un coltello un ufficiale della sicurezza israeliana in un edificio residenziale del compound.  

 

Nella capitale giordana venerdì c’era stata una manifestazione di protesta contro la stretta sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Ieri, il governo israeliano ha deciso di non spostare i metal detector che hanno suscitato l’ira del mondo islamico, mentre le forze di sicurezza installavano nuove telecamere presso la Porta dei Leoni, uno degli accessi alla città vecchia di Gerusalemme utilizzati dai fedeli musulmani per raggiungere la spianata. 

 

Il presidente palestinese Abu Mazen, che aveva già sospeso i rapporti con le autorità israeliane, ha annunciato di aver congelato anche la cooperazione sulla sicurezza. Si tratta di una decisione senza precedenti, mai presa da Abu Mazen in oltre un decennio alla guida dell’Autorità Nazionale Palestinese: interrompe quei contatti che negli ultimi anni sono stati fondamentali per prevenire molti attentati. 

 

 

L’esercito ha mobilitato migliaia di soldati in Cisgiordania dove nella notte tra sabato e domenica le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato 29 membri di Hamas, tra cui un deputato del parlamento palestinese e diversi esponenti di spicco dell’organizzazione. Lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno dello Stato ebraico, ha definito le retate uno «sforzo preventivo» a seguito dell’attentato di venerdì in cui un ventenne palestinese ha accoltellato a morte tre membri di una famiglia israeliana nell’insediamento di Halamish. È ripreso anche il lancio di missili dalla Striscia di Gaza, roccaforte di Hamas: un razzo ha colpito il territorio israeliano senza causare vittime.  

Proseguono gli scontri a Gerusalemme e in Cisgiordania tra manifestanti e forze dell’ordine che venerdì avevano causato la morte di tre palestinesi. Secondo la Mezzaluna Rossa, nella notte di sabato, un manifestante palestinese sarebbe stato ucciso dai soldati israeliani nel villaggio di Al-Eizariya. Secondo l’esercito, sarebbe morto per l’esplosione di un ordigno artigianale che stava preparando in casa. 

La crescente tensione rischia ora di innescare un’ondata di violenza simile a quella scatenata nell’ottobre 2015 che fu seguita da mesi di attentati palestinesi contro civili e soldati israeliani, spesso effettuati con coltelli, automobili e armi improvvisate. 

 

Le autorità religiose musulmane e i leader dei Paesi arabi considerano l’installazione dei metal detector una violazione dello status quo e un tentativo israeliano di prendere il controllo della spianata, considerata sacra da ebrei e musulmani. Israele ritiene essenziali le nuove misure di sicurezza dopo l’attentato del 14 luglio, in cui un commando di tre palestinesi ha aperto il fuoco su un gruppo di poliziotti israeliani all’ingresso della spianata, uccidendone due 

 

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