Condove, la forza della conoscenza è il migliore antidoto contro le brutalità


Pubblicato il 29/07/2017
Ultima modifica il 29/07/2017 alle ore 07:21

Caro Direttore, ho trovato fuori luogo, quanto meno inopportuna, la pubblicazione sul vostro sito web del video in cui si vede l’auto di Maurizio De Giulio investire ad alta velocità e uccidere Elisa Ferrero a Condove. Le domando perché pubblicare tale violenza se nulla aggiunge all’informazione su un drammatico fatto di cronaca.  

Piero Arti  

 

Caro Arti, grazie per la lettera e per interrogarci senza paludamenti sul nostro lavoro che ci pone a volte davanti a scelte difficili, laceranti, come quella di cui ci chiede conto. Abbiamo ottenuto il video dal team che conduce l’inchiesta e le immagini servono per dissipare ogni dubbio sulle intenzioni del killer, rendendo evidente la sua volontà di uccidere come l’assenza di ogni tipo di frenata o esitazione. Descrivono, in estrema sintesi, la brutalità del responsabile.  

Pubblicarle significa dunque rendere evidente a tutti l’orribile atto di violenza che ha posto fine alla vita di Elisa Ferrero e dunque poter creare degli anticorpi contro simili comportamenti omicidi. Più la denuncia della violenza è netta, più si contribuisce a prevenirne la ripetizione. Ecco perché la madre di un piccolo migrante affogato nelle acque del Mediterraneo si è detta a favore della pubblicazione delle immagini del corpicino senza vita «affinché tutti sappiano cosa stiamo passando».  

Ed ecco perché il generale Dwight Eisenhower ordinò di rendere pubbliche le immagini delle fosse comuni con le vittime dei lager nazisti subito dopo la liberazione nel 1945 «affinché nessuno possa un giorno dire che ciò non è mai avvenuto». Credo fermamente nella forza della conoscenza individuale come antidoto alla violenza dell’uomo sull’uomo, per questo abbiamo pubblicato il video sul nostro sito web. Pur consapevoli, e rispettosi, delle reazioni contrastanti che avrebbe innescato. 

 

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