Depardieu, elogio della Sicilia “È giusto accogliere i migranti”

AFP

Performer. Qui a fianco, Gerard Depardieu in un recente spettacolo; a Taormina l’attore
ha ricevuto il «Premio cinematografico delle Nazioni»


Pubblicato il 29/07/2017
Ultima modifica il 06/08/2017 alle ore 02:31
taormina

Eccedere è la sua regola di vita. E non ne ha mai fatto mistero. Quindi nessuna meraviglia se, ieri, durante la master-class tenuta a Taormina, Gerard Depardieu, in giacca azzurra e sabot neri, non abbia lesinato commenti sui temi più vari, compresi quelli spinosi, come il rapporto con Putin e con il fisco francese.  

 

Al suo fianco, elegante e tranquilla almeno quanto lui è irrequieto e debordante, l’attrice Carole Bouquet che, ogni tanto, gli viene in aiuto. È vero, ammette il divo d’oltralpe, «per un po’ ho avuto problemi con il fisco perché la tassazione era troppo alta». Nel frattempo c’è stato l’avvicinamento alla Russia, la nascita e il consolidamento dell’amicizia con Putin e, alla fine, la decisione di prendere la cittadinanza russa: «La stampa francese ha travisato questa scelta, pensando che un attore ricco e famoso avesse voluto fare semplicemente un capriccio. Ma le due cose, ovvero criticare il sistema fiscale ed essere amico di Putin, non hanno alcun nesso».  

 

Bouquet interviene per sottolineare il concetto: «Gerard ama la Russia e la sua cultura da quando lo conosco». D’altra parte, già nella biografia È andata così (Bompiani), Depardieu era stato chiaro: «Sì, a 65 anni non ho voglia di pagare l’87% di tasse. Ma non è che non abbia fatto la mia parte: da quando lavoro, ho dato allo Stato francese 150 milioni di euro, mentre è dai tempi della scuola che non chiedo un soldo a nessuna istituzione».  

 

Dalle tasse alla questione migranti, fino ai giudizi sul nuovo presidente, il passo è breve: «L’immigrazione c’è da sempre, il punto è che adesso è diventata una grande emergenza. È giusto che voi, qui in Sicilia, continuiate la vostra politica di accoglienza perché da sempre gli immigrati, con la loro presenza, contribuiscono alla creazione della cultura dei singoli Paesi». L’impressione di Depardieu è che non sarà Macron a risolvere il problema: «Vediamo cosa farà, ma le sue ultime mosse sono già una grande delusione». Sul predecessore, poi, il giudizio è ancora più esplicito: «Holland è uno str..., gliel’ho anche detto in faccia». 

 

Il cinema è sempre la linea guida della sua esistenza e infatti Depardieu dovrebbe tornare presto in Sicilia per girare, tra Enna e Selinunte, il film di Rocco Mortelliti tratto dal romanzo di Camilleri Il casellante. Oggi, però, sul grande schermo, è difficile ritrovare il coraggio del passato: «Quando la Chiesa era potente e continuava a mettere limiti e veti e censure, arrivando per esempio a denunciare Pasolini per i suoi film, i cineasti erano costretti a inventare modi per superare la censura. E in un certo senso questa repressione era loro utile, perchè li obbligava a creare qualcosa di diverso».  

 

Tra gli italiani, i preferiti di Gerard Depardieu, invitato a Taormina per ricevere il Premio cinematografico delle Nazioni (a suo tempo istituito dallo scomparso Gian Luigi Rondi e ora rilevato da Tiziana Rocca con la società Agnus Dei), sono Bertolucci, Pasolini, Monicelli, Comencini, Ferreri. E Carmelo Bene, di cui ammira, in particolare - e ci tiene a dirlo - Nostra signora dei Turchi

 

*****AVVISO AI LETTORI*************
Segui le news di La Stampa Spettacoli su Facebook (clicca qui)
*********************************

home

home

La Stampa con te dove e quando vuoi