Maschere e saltimbanchi di Picasso danzano agli Scavi di Pompei

Il Balletto dell’Opera di Roma ha presentato al Teatro Grande “Parade” e “Pulcinella” per i 100 anni del viaggio italiano del grande artista


Pubblicato il 29/07/2017
Ultima modifica il 29/07/2017 alle ore 10:13

Appeso all’arco scenico del Teatro Grande degli scavi di Pompei brilla il mitico sipario di “Parade”, un monumento dell’arte del 900, con il cavallo alato, il nero col turbante, l’arlecchino e gli altri personaggi. Nel 1917 segnava il passaggio di Picasso dai furori cubisti alle forme neoclassiche. A Pompei per tre sere ha aperto il programma d’eccezione (“Parade” e “Pulcinella”) presentato dal Balletto dell’Opera di Roma . 

 

“Parade”, su musica di Satie, fu concepito da Cocteau, Picasso e Massine nel ’17, durante il soggiorno italiano dei Ballets Russes di Djagilev: due mesi quanto mai fruttuosi per quel gruppo artisti che circondavano l’impresario russo.  

 

“Pulcinella” di Stravinsky andò in scena nel 1920, ma sempre da quel viaggio a Roma , Napoli e Pompei fu ispirato, e qui Picasso, oltre a scene costumi, concepì un sipario che riproduceva stilizzata la sala di un teatro all’Italiana con i palchetti di lato e la scena al centro. 

 

(Pulcinella - 2007 Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma, foto: Archivio Storico)  

 

Due perle coreografiche nate dal talento di Léonide Massine che ora, nella ricostruzione del figlio Lorca Massine, hanno riacquistato luce grazie anche alla collaborazione fra Opera di Roma ed Electa Mondadori che per celebrare i cento anni del viaggio di Picasso ha organizzato la mostra “Picasso e Napoli: Parade” al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli e all’Antiquarium degli Scavi di Pompei. 

 

(Parade, Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma, foto: Archivio Storico)  

 

Un cavallo col muso di cartone e legno, il corpo di tela animato da due danzatori, un prestigiatore cinese, una ragazza americana, due manager cubisti, una coppia di trapezisti. Una sarabanda di saltimbanchi, una “Parade” davanti all’ingresso sbilenco di un circo. Che però è anche l’ingresso nella modernità dei “Ballets Russes”. Con “Parade”, Djagilev diceva addio agli esotismi orientali e russi che avevano fatto il suo successo parigino. Portava in primo piano la quotidianità. Inaugurava un nuovo corso in cui avrebbe chiamato a raccolta i musicisti francesi. 

In apertura del balletto, dopo la promenade dei due manager cubisti (ma quanto ha “rubato” Picasso per questi costumi a quelli di Depero per “Rossignol”?), ecco irrompere in scena il prestigiatore cinese del quale Manuel Paruccini ci regala una esemplare interpretazione tutta salti e linee spezzate e angolari. La ragazza americana, (Cristina Mirigliano) danza il Nuovo Mondo: imita i gesti di una dattilografa, accenna alle battaglie fra indiani e cow boys.  

 

Un balletto breve, ma dove Massine sembra girare definitivamente pagina rispetto all’accademismo. Cocteau, del resto, nello scrivere il soggetto (prosaico e crepuscolare insieme) cercava deliberatamente un nuovo succés de scandal dopo quello della “Sagra della primavera”. 

 

(Parade 2007, Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, Foto: Archivio Storico)  

 

“Rappel à l’ordre” invece per “Pulcinella” dove Massine dispiega il vocabolario accademico. Lo impone la musica neoclassica di Stravinsky che riscrive genialmente Pergolesi, lo vuole il soggetto settecentesco fra damine e cicisbei, amori contrastati, la finta morte di Pulcinella. 

 

In questa commedia brillante molto danzato e teatrale la compagnia romana diretta da Eleonora Abbagnato si tuffa con entusiasmo. Al centro la bella coppia di protagonisti, Pimpinella e Pulcinella, interpretati con brio da Rebecca Bianchi e Claudio Cocino. Rebecca in particolare trova qui un ruolo da soubrette, tutto grazia, malizia e deliziose linee di gambe e braccia, per lei perfetto. 

 

(Parade, Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma, foto: Archivio Storico)  

 

Programma di lusso affrontato da una compagnia di gran livello. Infatti lo hanno filmato per la rete franco-tedesca Arte. E Rai 5 invece, la nostra rete culturale? Non pervenuto. 

 

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