“Dentro il silenzio”, così il cinema racconta i sistemi per uscire dal dramma della sordità

La locandina del film di Sondelli


Pubblicato il 03/08/2017

Alberto e Luisa hanno tre figli, due dei quali a quattro anni hanno scoperto di essere sordi. I gemelli Giulio e Carlotta. Sono loro i protagonisti di «Dentro il Silenzio», il mediometraggio diretto da Pino Sondelli e presentato al «Giffoni Film Festival».  

 

La pellicola, voluta da Antonio Della Volpe, direttore dell’unità operativa di chirurgia protesica della sordità infantile dell’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli, ha come primo obiettivo la diffusione di un messaggio sociale. «Abbiamo voluto mettere le gente a conoscenza di un problema sempre più diffuso, per cui oggi esistono tecniche che restituiscono ai piccoli pazienti la possibilità di una vita fuori dall’isolamento e con un adeguato supporto psicologico», dichiara l’esperto, all’interno del cui reparto è stato girato gran parte del film. Prodotto da Aquila Film, per cui non è da escludere la distribuzione nelle scuole a partire dal prossimo anno, al fine di insegnare ai docenti a riconoscere i sintomi della ipoacusia. 

 

 

 

 

UN BAMBINO SU MILLE È SORDO  

«Dentro il Silenzio» racconta una storia vera: quella dei gemelli Giulio e Carlotta e dei loro genitori, Luisa e Alberto Pascucci. I due protagonisti sono nati con un udito normale, salvo poi vederlo sfumare a partire dall’età di tre anni.  

 

«La possibilità esiste, anche se lo screening neonatale è risultato negativo - afferma Della Volpe -. Esistono delle forme progressive del disturbo che si manifestano entro il secondo anno di vita e risultano difficili da diagnosticare, soprattutto in bambini con multi-handicap. Occorre preoccuparsi soprattutto in presenza di un disturbo del linguaggio: la prima conseguenza di una forma di ipoacusia infantile non congenita».  

 

È in queste situazioni che occorre non sbagliare la diagnosi: cosa peraltro ancora troppo frequente. «Oltre il venti per cento di loro non sentono e vengono invece diagnosticati come bambini autistici: vanno così dal neurologo e iniziano un percorso di cura che niente ha a che fare con il fatto che non sentano».  

 

IL DISAGIO SOCIALE DELLE FAMIGLIE  

La scoperta dell’ipoacusia infantile segna l’inizio di un calvario per l’intera famiglia. Il non volere, o il non essere capaci di affrontare il problema, misto al senso di impotenza che li accompagna, trascina Luisa e Alberto in un dramma familiare fatto di litigi, bugie e sensi di colpa. Decisivo, sull’onda della spinta del nonno materno, si rivela l’incontro con una equipe di medici specialisti che indica la soluzione al problema: l’innesto di un impianto cocleare, grazie al quale la vita dei due gemellini migliora.  

 

«Il lavoro è nato dal desiderio di abbattere i pregiudizi sui medici e sottolineare le eccellenze che in campo sanitario vanta la Campania -afferma il produttore Lucio Allegretti -. È qui che, già nel 2003, è stato introdotto lo screening uditivo universale dei nuovi nati: oggi garantito dai livelli essenziali di assistenza (Lea).  

 

CURARE LA SORDITÀ È POSSIBILE  

«Dentro il Silenzio» - patrocinato dal Santobono-Pausilipon, dall’assessorato comunale alla Cultura e al Turismo di Napoli e dall’Unicef Campania - fa capire come la sordità infantile non rappresenti un grave handicap soltanto per il bambino. Come racconta Sondelli, «molti dei litigi e delle conversazioni tra i protagonisti visti nel film sono nate dall’osservazione della realtà. Il lavoro più difficile è consistito nel comprendere la sofferenza interiore, anche i conflitti che si scatenano tra due genitori che vengono improvvisamente catapultati in una realtà dura e difficile da accettare».  

 

Chiosa Della Volpe: «Esiste un rapporto di uno a mille tra sordità e nuovi nati. Ma se si interviene immediatamente, con una protesi tradizionale o con la chirurgia dell’impianto cocleare, il bambino è destinato nel tempo a diventare una persona con un udito normale». 

Twitter @fabioditodaro  

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