L’Africa al bivio sceglie il futuro: voto in Kenya con l’incubo violenze

E in Sudafrica il presidente Zuma affronta la mozione di sfiducia

Un militare di guardia in un seggio elettorale in Kenya


Pubblicato il 08/08/2017
Città del Capo (Sudafrica)

Due delle grandi potenze africane attendono con trepidazione l’esito di votazioni che rischiano di sconvolgere gli equilibri del Continente. Kenya e Sudafrica nel giro di poche ore potrebbero entrambi avere due nuove Presidenti alla guida dei rispettivi Paesi. Nel primo caso a deciderlo saranno i 19,6 milioni di elettori che si recheranno alle urne oggi in una delle più contese elezioni degli ultimi anni, che vede il presidente in carica, Uhuru Kenyatta, di poco favorito sull’eterno sfidante Raila Odinga. In Sudafrica, invece, a decidere le sorti del Presidente Jacob Zuma, che affronta la nona mozione di sfiducia in 8 anni, sarà il Parlamento. La paura che le elezioni keniote siano macchiate dalle violenze etniche come accaduto dieci anni fa, quando furono uccise 1200 persone è alta tanto che saranno schierati 180mila agenti, tra poliziotti e forze di sicurezza.  

 

La preoccupazione è forte soprattutto dopo il ritrovamento del cadavere di Chris Msando, capo della Commissione elettorale per il voto elettronico, la principale novità di questa tornata elettorale. Dopo l’accusa di brogli alle presidenziali del 2007 e del 2012 si era deciso di procedere alla computerizzazione delle procedure per ridurre i rischi di manipolazioni e successive dispute. Una decisione in linea con lo sviluppo tecnologico avuto dal Kenya, trasformatosi nel principale centro high-tech africano, tanto da ricevere l’etichetta di «Savannah Valley». Così Facebook, le cui mire sul continente sono sempre meno nascoste, ha deciso di lanciare per la prima volta durante le elezioni una massiccia campagna contro le fakenews e trasmissioni ad hoc su Facebook Live. Un’operazione che ha permesso ai 7 milioni di utenti iscritti al social network di scoprire una serie di notizie false diffuse su Internet. Sondaggi elettorali contraffatti, fotografie di infrastrutture crollate, materiale video diffuso con i loghi di grandi canali internazionali come Bbc e Cnn. Tutto mirato a non alimentare i temuti conflitti etnici.  

 

Il presidente Kenyatta ha il supporto di 3 dei 5 maggiori gruppi etnici, che formano una solida base elettorale di 8 milioni di votanti, ma l’astensionismo e la decentralizzazione del potere nelle zone rurali portata avanti proprio per ridistribuire potere e denaro non sembra aver dato i frutti sperati. Così come la lotta alla disoccupazione rampante, quella giovanile è al 22%, dato ancora più allarmante calcolando che l’80% della popolazione ha meno di 35 anni. Il non aver creato abbastanza posti di lavoro per i giovani potrebbe essere decisivo ai fini della rielezione di Kenyatta, nonostante l’esser riuscito a far crescere l’economia del Paese a ritmi del 5% ed aver creato, grazie ad un’alleanza di ferro con Pechino, una rete infrastrutturale superiore a quella ereditata. Fiore all’occhiello la nuova ferrovia che collega Nairobi a Mombasa costruita grazie ai capitali cinesi. Raila Odinga arrivato al quarto tentativo e forse ultimo per la poltrona da Presidente ha basato, invece, tutta la sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione e al supporto all’agricoltura, duramente colpita dagli effetti climatici che hanno portato a numerosi scontri soprattutto tra le comunità Masai nella regione di Laikipia. Un voto cruciale per un Paese sempre più centrale nello scacchiere internazionale, impegnato nella lotta al terrorismo jihadista contro i guerriglieri somali di Al Shabaab.  

 

Cosa succederà, invece, nel Parlamento sudafricano di Città del Capo è un mistero, dato che la presidente della Camera ha concesso il voto segreto nella mozione di sfiducia nei confronti di Jacob Zuma. Il Presidente in carica, da mesi stretto tra le morse dell’opposizione e la guerra interna all’African National Congress, non più unito sul suo operato, rischia di cadere. La recessione economica, le accuse per aver usato soldi pubblici nella ristrutturazione della sua villa privata, l’ennesima sostituzione del ministro delle Finanze con successivo declassamento delle agenzie di rating, potrebbero trasformare il voto di oggi in uno degli eventi più importanti dalla fine dell’apartheid. L’opposizione composta da 150 membri voterà compatta, bisognerà vedere quanti, favoriti dal voto segreto, dei 250 parlamentari dell’Anc decideranno di voltare le spalle a Zuma, per farlo servono 201 voti complessivi. 

 

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