Mazda Skyactiv-X, la nuova generazione di motori a benzina promette di consumare meno dei diesel

La casa giapponese presenta una tecnologia innovativa che dovrebbe entrare in produzione nel 2019

La concept Mazda Vision RX


Pubblicato il 09/08/2017
Ultima modifica il 07/09/2017 alle ore 22:39

È sempre stata una marca “contro corrente” la Mazda: se l’industria automobilistica spinge a tutta manetta verso l’elettrico e l’ibrido, a Hiroshima (Giappone) continuano a credere anche nello sviluppo dei motori endotermici e sono convinti che i combustibili fossili abbiano ancora una vita molto lunga dinanzi a loro. Non stupisce quindi che la strategia a lungo termine del costruttore, svelata poche ore fa e denominata “Sustainable Zoom-Zoom 2030”, preveda l’arrivo dei nuovi propulsori Skyactiv-X: alimentati a benzina, sarebbero più efficienti e “puliti” del 30% rispetto ai già parchi motori Mazda di attuale generazione; il costruttore afferma che i consumi sarebbero addirittura “uguali o inferiori” a quelli di un motore a gasolio. La prima applicazione di serie si dovrebbe vedere nel 2019 sulla nuova Mazda3. 

 

REUTERS

Kiyoshi Fujiwara, Mazda, ha illustrato la tecnologia Skyactiv-X ieri a Tokyo  

 

I nuovi Skyactiv-X funzionano quasi come un diesel: a determinati regimi di rotazione del propulsore, la miscela aria-benzina all’interno delle camere di scoppio viene accesa per compressione (compressione dovuta all’azione di un “pistone d’aria”, cioè alla combustione di una piccola porzione di miscela, più ricca e iniettata in una zona specifica del cilindro, azionata da una microscintilla: il “pistone d’aria” comprime la miscela aria-benzina contenuta nel resto del cilindro, azionando la combustione vera e propria). Tutto questo è possibile grazie alla tecnologia “Spark Controlled Compression Ignition” che permette di massimizzare l’efficienza su un largo range di regimi e di passare dalla combustione “tradizionale” a quella innescata dall’aumento di pressione in maniera continuativa e impercettibile per il guidatore. 

 

Una sofisticazione che secondo Mazda dovrebbe garantire anche maggiori performance e superiore reattività al comando dell’acceleratore: fa parte del sistema anche un compressore volumetrico, che contribuirà a far salire i valori di coppia motrice sino al 30%, a tutto vantaggio dell’elasticità di marcia e della capacità di ripresa. Una base tecnica che sembra poter competere tranquillamente con la tecnologia ibrida (endotermico + elettrico) in termini di efficienza e che, al contempo, potrebbe abbinarcisi alla perfezione. Del resto Mazda mira anche all’elettrificazione per ridurre del 50% le emissioni dei suoi veicoli entro il 2030 (e del 90% entro il 2050). 

 

Tuttavia non è solo questione di bielle, pistoni e batterie a litio: la Sustainable Zoom-Zoom 2030 mira a portare la guida autonoma sulle auto della marca giapponese. La sperimentazione dell’autopilota partirà nel 2020, per arrivare sui modelli di produzione 5 anni dopo. Nel frattempo la casa nipponica vuole impegnarsi nel migliorare l’ergonomia e la visibilità dei propri abitacoli e, già dal prossimo anno, in molti mercati saranno offerti di serie i sistemi di ausilio alla guida più in voga nell’ultimo periodo (frenata automatica di emergenza con riconoscimento del pedone in primis).  

 

Nel cassetto della scrivania Mazda rimane inoltre il sogno di riportare in vita il mitico “Wankel”, il motore rotativo che ha reso famosi ed esclusivi modelli come la RX-7 e la RX-8: questi ultimi potrebbero presto avere un’erede col genoma di quella 787B da competizione che ha trionfato alla 24 ore di Le Mans nel 1991. 

 

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