Solo, da morire: così l’isolamento sociale uccide più dell’obesità

Studio presentato alla convention degli psicologi americani


Pubblicato il 09/08/2017
Ultima modifica il 09/08/2017 alle ore 09:39

La solitudine e l’isolamento sociale possono rappresentare un pericolo per la salute pubblica più che l’obesità e il loro impatto è cresciuto e continuerà a crescere, secondo la ricerca presentata al 125° incontro annuale dell’American Psychological Association, l’associazione degli psicologi americani. 

 

Essere connessi socialmente con gli altri è considerato un bisogno umano fondamentale, cruciale sia per il benessere che per la sopravvivenza. Le preoccupanti conclusioni sono state presentate dalla professoressa Julianne Holt-Lunstad, psicologa della Brigham Youth University, che ha illustrato due revisioni della letteratura sull’isolamento sociale e il rischio di morte premature. La prima metanalisi, condotta su 148 studi, per un totale di oltre 300mila partecipanti, ha scoperto che una maggiore connessione sociale è associata ad un rischio ridotto del 50 per cento della morte precoce.  

 

Il secondo studio, che coinvolgeva 70 studi che rappresentavano più di 3,4 milioni di individui provenienti principalmente dall’America settentrionale ma anche dall’Europa, dall’Asia e dall’Australia, ha esaminato il ruolo che l’isolamento sociale, la solitudine o vivere da soli possono avere sulla mortalità. I ricercatori hanno scoperto che tutti e tre questo fattori hanno un identico effetto significativo sul rischio di morte prematura, uguale o addirittura maggiore di quello di altri fattori di rischio ben noti, come l’obesità. 

 

Non è la prima volta che gli psicologi americani dell’APA affrontano il problema delle ricadute sulla salute dell’isolamento sociale; a soffrire di solitudine cronica negli Stati Uniti sarebbero circa 42,6 milioni di over 45.  

 

«Ci sono prove robuste che l’isolamento sociale e la solitudine aumentano significativamente il rischio di mortalità precoce e la magnitudine del rischio supera quella di molti indicatori di salute», ha dichiarato Holt-Lunstad. Con l’invecchiamento della popolazione, si prevede che l’effetto della solitudine sulla salute pubblica aumenterà. Tanto che I ricercatori parlano già di «epidemia di solitudine» riferendosi non solo ai paesi ricchi. «La sfida che affrontiamo ora è cosa si può fare a questo proposito».  

 

Alcuni suggerimenti: inserire in cartella il dato relativo all’isolamento sociale e promuovere spazi di incontro sociale, in particolare per coloro che, smettendo di lavorare, vedono svanire i rapporti con i colleghi, che per alcuni costituiscono le uniche relazioni interpersonali. 

@nicla_panciera  

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