Addio alla vera Pufflandia. Gli omini blu a rischio sfratto

È guerra fra il paese spagnolo che li celebra e gli eredi del fumettista Peyo

Bambini vestiti da Puffi a Júzcar, in Andalusia


Pubblicato il 10/08/2017
Ultima modifica il 10/08/2017 alle ore 17:02

Non ci saranno più il Grande Puffo, Puffetta e Quattrocchi per le strade di Júzcar, il primo Villaggio dei Puffi del mondo, a poco più di un’ora d’auto dalla Costa del Sol, in Andalusia. Dal 15 agosto, i Puffi lasceranno il loro villaggio: gli eredi del fumettista belga Pierre Culliford, alias Peyo, e il Comune di Júzcar non hanno raggiunto l’accordo per lo sfruttamento della loro immagine.  

 

Per Júzcar è un colpo. La sua economia gira intorno ai Puffi: negozi di souvenir, ristoranti, bar, non c’è niente che non sia legato agli eroi del cartone animato. Grazie a loro anche la disoccupazione, grande piaga dell’Andalusia, è stata azzerata.  

 

Tutto è iniziato nel 2011, quando la Sony Pictures ha chiesto all’allora sindaco David Fernández di presentare il film I Puffi 3D a Júzcar, trasformato per l’occasione in Villaggio dei Puffi. Unica condizione: tutte le case del paesino, un tipico villaggio bianco, dovevano diventare turchesi, compresi cimitero, municipio e chiesa, e, una volta terminata la promozione, avrebbero dovuto tornare al bianco. Un’assemblea di poco più di 200 abitanti diede il via libera al cambio di colore, con l’eccezione di un residente, la cui casa venne identificata con quella di Gargamella, il nemico dei Puffi. Nessun problema neanche dall’Arcivescovado di Malaga per le pareti esterne turchesi della chiesetta.  

 

ASSOCIATED PRESS

(Il villaggio di Júzcarè stato dipinto di azzurro, chiesa e municipio compresi, dalla Sony Pictures nel 2011)  

 

La presentazione del film fu un successo: frotte di turisti arrivarono da ogni dove. Gli abitanti, intraviste le possibilità di sviluppo, dissero addio al bianco con un referendum in cui il turchese si impose con l’81% dei voti. Anche l’ultimo film, I Puffi - Viaggio nella foresta segreta, è stato presentato a Júzcar, ridipinta da Sony Pictures.  

 

 

Nessuno si aspettava però l’intraprendenza degli abitanti, decisi a sfruttare al massimo il villaggio. «Sapete quante persone venivano qui subito dopo la presentazione del primo film? Tremila. Ci siamo detti, diamoci da fare, questo è un miracolo» spiegava tempo fa la guida turistica Alfredo Oballe a El País. La nascita di un paio di nuovi alberghi e ristoranti forse era immaginabile, ma poi sono arrivate altre attività e Sony Pictures è intervenuta per ricordare che non è ammesso lo sfruttamento di prodotti non ufficiali. C’è chi ha iniziato a truccare i volti dei turisti di turchese, chi ha creato un piccolo parco con sagome dei personaggi, chi ha dipinto i Puffi sulle pareti, chi ha vestito i camerieri del proprio ristorante con tute turchesi e ridecorato il proprio albergo. Lo stesso Ufficio di informazione turistica si trova sotto un gigantesco fungo.  

 

ASSOCIATED PRESS

(Júzcar, il primo Villaggio dei Puffi del mondo, è a poco più di un’ora d’auto dalla Costa del Sol)  

 

Júzcar è arrivata ad avere 50 mila turisti all’anno. Si può immaginare, dunque, il disastro che rappresenta la perdita di titolo di primo Villaggio dei Puffi del mondo. Come sia successo non si sa: gli eredi di Peyo volevano una royalty del 12% per le attività legate allo sfruttamento dei Puffi, l’accordo sembrava fosse stato raggiunto, ma è sfumato. Il Comune di Juzcar non ha dato spiegazioni e si è limitato a far sapere che tutto rimarrà turchese, ma senza i personaggi del celebre cartoon. 

 

La notizia ha fatto il giro della Spagna e ha allarmato le autorità andaluse. Su change.org è stata aperta una raccolta firme, mentre la Provincia di Malaga vuole tentare una mediazione tra il Comune e gli eredi di Peyo. 

 

L’assessore al Turismo ha già scritto varie lettere per chiedere loro di rivedere la propria decisione. Insomma, non è ancora detta l’ultima parola. 

 

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