Via libera ai buoni pasto negli agriturismi e nei mercatini

Da settembre saranno utilizzabili per l’intero «valore facciale», ovvero non ci sarà il resto, e saranno cumulabili fino a un massimo di 8


Pubblicato il 11/08/2017
Ultima modifica il 11/08/2017 alle ore 19:45

Novità in vista per l’autunno per i consumatori che possiedono i buoni pasto: da settembre sarà possibile usarli e spenderli anche «nell’ambito delle attività di agriturismo, di ittiturismo», nei mercatini e negli spacci aziendali. Lo prevede un decreto del ministero dello Sviluppo economico, pubblicato in gazzetta ieri che entrerà in vigore dal 9 settembre prossimo (in effetti l’11 perché il 9 è un sabato). Saranno utilizzabili per l’intero «valore facciale», ovvero non ci sarà il resto, e saranno cumulabili fino a un massimo di 8. 

 

I buoni, in forma cartacea o elettronica, saranno spendibili - prevede il decreto - «esclusivamente dai lavoratori subordinati a tempo pieno o parziale, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato. I ticket non sono cedibili né cumulabili oltre il limite di 8 buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare. Inoltre, sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore». 

 

Il valore facciale del buono pasto è comprensivo dell’Iva «prevista per le somministrazioni al pubblico di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo». Il buono pasto cartaceo va datato e firmato. Per il buono elettronico «l’obbligo di firma del titolare è assolto in via digitale, «associando, nei dati del buono pasto memorizzati sul relativo supporto informatico, un numero o un codice identificativo riconducibile al titolare stesso». Inoltre le società di emissione «sono tenute ad adottare idonee misure antifalsificazione e di tracciabilità del buono». 

 

L’articolo 3 del decreto pubblicato ieri in Gazzetta elenca tutti i vari tipi di esercizio in cui si possono spendere i ticket. Sono compresi quelli preposti a esercitare «la somministrazione di alimenti e bevande; l’attività di mensa aziendale ed interaziendale; la vendita al dettaglio, sia in sede fissa che su area pubblica, dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare (quindi i mercati e mercatini ndr); la vendita al dettaglio nei locali di produzione e nei locali attigui dei prodotti alimentari; la vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi», agriturismi e ittiturismi. Ovviamente «resta ferma la necessità del rispetto dei requisiti igienico sanitari prescritti dalla normativa vigente». 

 

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