Il paradosso dei profughi, lavorano ma non incassano

I profughi che ottengono un lavoro con i voucher non possono incassare il dovuto fino al 31 dicembre


Pubblicato il 11/08/2017
Ultima modifica il 12/08/2017 alle ore 13:04
aosta

Dopo 60 giorni dal permesso di soggiorno rilasciato dalla questura possono trovare lavoro. Peccato che poi, se lo trovano, non riescano a riscuotere il pagamento.  

 

È la situazione paradossale dei profughi che in Valle hanno trovato qualche lavoretto da fare tramite voucher, i buoni ideati dal governo per i contratti di lavoro occasionale. Due di loro sono stati presi a luglio da un'azienda agricola in una vallata laterale per mettere a posto un terreno e fare manutenzione. Una volta finita la mansione pattuita sono andati da un tabaccaio per riscuotere regolarmente i voucher. Lì la sorpresa: la macchinetta del tabaccaio funzionava solo con la lettura del microchip della tessera sanitaria/codice fiscale. I due ragazzi africani, invece, avevano solo quella cartacea fornitagli dall'Agenzia delle entrate.  

 

Dopo aver capito che non era un problema di mal funzionamento di una singola macchinetta o di cattiva volontà del gestore, sono andati direttamente agli uffici dell'Inps. Ma anche lì il problema è risultato impossibile da risolvere subito. «Ci hanno detto che era indispensabile la tessera con microchip» racconta Silvia Squarzino, coordinatrice al Centro di accoglienza aostano gestito dalla cooperativa Enaip (32 ospiti di cui 2 assunti e 8 in tirocinio), che li accompagnava. La richiesta della tessera digitale, però, è legata al permesso di soggiorno «che nel caso del primo ragazzo - dice Squarzino - scadeva una settimana dopo e quindi, quando fosse arrivata, sarebbe stata già scaduta, mentre per il secondo sarebbe stata da rifare perché in commissione ha rettificato i suoi dati, diversi da quelli raccolti al momento dello sbarco. Poi, al momento della richiesta del permesso, ne viene dato uno provvisorio che non basta per richiedere la tessera con microchip. Si tratta di un circolo vizioso».  

 

Il risultato è che i ragazzi non hanno ancora potuto riscuotere i soldi guadagnati regolarmente. Intanto il problema potrebbe ampliarsi ancora di più, perché ai profughi richiedenti asilo con permesso di soggiorno (216 in Valle) adesso è stato dato un codice fiscale provvisorio   non alfanumerico. La sequenza con 12 cifre non risulta leggibile dal sistema.  

 

«Sta succedendo ai richiedenti asilo per tutti quei voucher "vecchi" comprati e riscuotibili solo dai tabaccai. Il meccanismo, ad oggi, non riconosce quel tipo di codice fiscale» spiega Francesco Avenoso, direttore dell’Inps VdA. Prima che il sistema voucher cambiasse, nel primo trimestre 2017, esisteva un escamotage: per i profughi alcuni datori di lavoro scambiavano quei voucher comprati dai tabaccai con quelli acquistati in banca o all’Inps. La cosa adesso non è più possibile. «Comunque quei soldi non li perderanno ma dovranno aspettare la scadenza naturale dei vecchi voucher: il 31 dicembre di quest’anno. Sette giorni dopo quella data potranno venire da noi all’Inps e richiedere la riscossione».  

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