Matteo con un filo di voce chiama Elisa

Non ricorda nulla del furgone che lo ha travolto e non sa che la fidanzata è morta

Matteo Penna, 29 anni, con la fidanzata Elisa Ferrero, morta sul colpo


Pubblicato il 12/08/2017
Ultima modifica il 12/08/2017 alle ore 12:45
torino

Non riesce ancora a parlare. Muove a malapena le labbra e con un sottile filo di voce, tra lamenti e sospiri, pronuncia a fatica il nome della sua Elisa. Matteo Penna è uscito dal coma da poco più di 48 ore.  

 

È passato un mese da quando il motociclista di 29 anni è stato gravemente ferito dal conducente di un furgone che, dopo una lite, lo ha travolto, uccidendo la sua fidanzata Elisa Ferrero, di 27 anni . Il giovane è rimasto incosciente per un mese e adesso sta lentamente riprendendo contatto con il suo corpo e con il mondo circostante. Al suo risveglio ha trovato i genitori, i loro sorrisi rassicuranti e le lacrime di gioia. Ma Elisa non c’era. Non c’è più. E Matteo la cerca con lo sguardo e pronuncia il suo nome nella speranza di vederla entrare nella sua stanza. 

 

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Nessuno lo ha messo di fronte alla dura realtà, nessuno gli ha detto del tragico destino della sua fidanzata. Le ore passano in fretta e Matteo sta recuperando con altrettanta velocità. È solo questione di tempo perché si renda conto di quanto è accaduto, perché incroci lo sguardo angosciato di chi ora sta custodendo il segreto della morte di Elisa. Perché capisca che gli stanno raccontando una bugia: che la giovane non è ricoverata in un altro ospedale. «È troppo presto – sottolineano i medici - per dirgli la verità, e quando sarà il momento lo si farà solo attraverso un adeguato supporto psicologico».  

 

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Quindi, per ora, tutti tacciono e, se necessario, mentono per non turbare il decorso clinico, per non aggiungere traumi che potrebbero pregiudicare il suo fragile stato di salute. «Ha ricordi molto vaghi di quel giorno - spiega Fulvio Agostini, anestesista e rianimatore del Cto, uno dei medici che hanno in cura il 29enne -, ma non ricorda quello che gli è successo». Avrà tempo per mettere a fuoco quei dieci minuti di follia iniziati con una mancata precedenza e che hanno poi segnato per sempre la sua vita. Per ora contano solo i progressi. E su questo fronte i medici non nascondono il loro ottimismo. 

 

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«Ha ripreso conoscenza da alcuni giorni e i passi avanti sono veramente molto veloci, al punto che adesso, quando entriamo nella sua camera, accenna un saluto con la mano. E questo ci conforta, perché dimostra come lui sia in grado di elaborare quello che gli succede attorno». M atteo resterà ancora per qualche giorno nel reparto di Rianimazione, poi, forse già lunedì, verrà trasferito all’Unità spinale del Cto per la riabilitazione. «Il recupero è stato molto rapido in questi giorni - riconosce l’anestesista -, questo fa ben sperare, ma è difficile prevedere con certezza i tempi di completa guarigione».  

 

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I sanitari hanno anche sciolto la prognosi, che è di 120 giorni: quattro mesi se non ci saranno complicazioni. Intanto in ospedale continua il pellegrinaggio degli amici. Gli stessi che in queste settimane lo hanno vegliato, parlandogli notte e giorno e facendogli ascoltare musica nella speranza di vederlo aprire gli occhi. Qualcuno aveva anche portato un cd con le musiche dei Green Day, dei Foo Fighters, di Simon & Garfunkel. I suoi musicisti preferiti. E proprio la melodia di «The Sound of Silence» è stata la colonna sonora del suo risveglio. 

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