Sreenivasan: “Nella Silicon Valley progressista le donne ancora vittime di stereotipi”

L’ex Chief Digital Officer del Comune di New York: falso che siano meno dotate. Il dramma è che nell’hi tech sono poche

Secondo Sreenivasan «bisogna portare più diversità nella Silicon Valley. Non è possibile che un gruppo di matematici anonimi, uomini e laureati ad Harvard, restino alla guida per sempre»


Pubblicato il 12/08/2017
Ultima modifica il 12/08/2017 alle ore 07:30
inviato a new york

«Il documento di James Damore è completamente sbagliato e inaccettabile. La Silicon Valley ha due seri problemi: primo, la discriminazione verso donne e minoranze; secondo, il fatto che pochi matematici anonimi controllano la nostra visione del mondo, attraverso un algoritmo. Nessuno di questi problemi dipende dalle caratteristiche genetiche delle dipendenti di Google». È l’opinione di Sree Sreenivasan, ex Chief Digital Officer del Comune di New York, Metropolitan Museum e Columbia University. 

 

Il documento di Damore non ha basi scientifiche?  

«No, sono in completo disaccordo. E anche le reazioni sono state fuori dalle righe. L’industria tecnologica ha un grave problema di sottorappresentazione delle donne tra gli ingegneri, ma ciò dipende dal fatto che non ci sono abbastanza studentesse di informatica, e dall’atteggiamento negativo nei loro confronti».  

 

I geni femminili non c’entrano?  

«Esiste una grande disparità tra le percentuali di ragazze che si laureano in informatica, e quelle poi assunte da Google. Il problema quindi non sono le loro capacità, ma la discriminazione». 

 

L’80% degli ingegneri di Google sono uomini. Perché?  

«Parte del problema sta nelle carriere che le ragazze sono incoraggiate a scegliere: fin da bambine vengono spinte lontano dai campi scientifici. È un errore globale, che dobbiamo correggere in fretta. Ci sono iniziate utili come “Girls Who Code”, ma non bastano. Il resto è discriminazione sessista». 

 

Damore attacca anche la correttezza politica della Silicon Valley.  

«Viviamo in un tempo in cui non puoi leggere questa vicenda senza considerare la situazione generale, e cosa sta accadendo con l’amministrazione Trump. Nel clima politico di oggi è facile accusare chiunque di eccessiva correttezza politica. Il livello della conversazione è diventato molto aggressivo e questo è un problema serio. La Silicon Valley è in gran parte liberal e progressista, ma ci sono anche molti libertari che hanno visioni diverse». 

 

David Brooks del New York Times ha chiesto di licenziare Pichai.  

«È ridicolo. Ti lamenti perché qualcuno è stato licenziato in maniera scorretta, e come rimedio chiedi un altro licenziamento scorretto? Sundar ha fatto il ceo di Google con grande successo. Avere un leader col suo background è un esempio di quanto sia utile la diversità, e un vantaggio per Google e l’America». 

 

Convidide il suo stop alla discussione interna sul caso Damore?  

«È stata riprogrammata per questioni di sicurezza». 

 

Perché i militanti di Alt Right hanno pubblicato i nomi dei dipendenti di Google gay o delle minoranze?  

«Ognuno dovrebbe essere descritto come vuole. Forzare l’outing di una persona è un problema, e non dovrebbe accadere». 

 

Google era un simbolo di uguaglianza e diritti. Sta implodendo?  

«No. È una società di grande successo, ma come accade in ogni azienda molto innovativa con migliaia di dipendenti, ci sono sempre persone che non condividono la policy. Il fatto che Damore abbia pubblicato il suo documento sul bullettin board dimostra che si sentiva abbastanza a suo agio per farlo». 

 

Ma è stato licenziato per questo.  

«Non conosco il dettaglio della decisione, ma credo abbia a che vedere col rispetto dei codici e dei valori dell’azienda, e la sua riluttanza a scusarsi». 

 

Per questo Alt Right accusa la Silicon Valley di discriminarla.  

«La Silicon Valley ha il problema di essere un luogo dove pochi programmatori scrivono l’algoritmo che decide così tante cose nel mondo. Non è giusto, e c’è una conversazione in corso per correggerlo, però non può essere limitata al sesso, la razza, lo staus economico o la posizione politica». 

 

Come si risolve questo problema?  

«Molti sforzi sono in corso per correggerlo. Bisogna portare più diversità nella Silicon Valley, nel suo stesso interesse. Non è possibile che un gruppo di matematici anonimi, uomini e laureati ad Harvard, restino alla guida per sempre». 

 

Il problema riguarda anche il rapporto con i media tradizionali?  

«Certo. Il futuro di questi media, e dei loro contenuti, dipende da Google, Facebook e simili». 

 

Cosa devono fare le piattaforme digitali: condividere i ricavi con i legacy media, o produrre i loro contenuti?  

«Le soluzioni sono nella fase preliminare, ma la Silicon Valley ha capito che le conviene lavorare con i media tradizionali, perché la loro offerta di contenuti è troppo grande e insostituibile». 

 

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