Chiede lo status di rifugiato, ma è un pirata. Nel 2011 sequestrò una petroliera italiana

Faceva parte di una banda di 50 persone. Per la liberazione dell’equipaggio fu pagato un riscatto da 11,5 milioni di dollari
ANSA

Un foto dfi Mohamed Farah, il somalo 24enne fermato dai carabinieri del Ros


Pubblicato il 12/08/2017
Ultima modifica il 12/08/2017 alle ore 23:17

Un somalo di 24 anni, Mohamed Farah, è stato fermato in queste ore dai carabinieri del Ros, coadiuvati da agenti della Digos, perché ritenuto uno dei componenti del commando di pirati che nel 2011 sequestrò nel Golfo Persico la petroliera italiana « Savina Caylyn». L’uomo, che aveva chiesto lo status di rifugiato a Caltanissetta, è stato identificato grazie al confronto delle sue impronte con quelle raccolte all’epoca sulla nave. 

 

Il provvedimento di fermo è stato eseguito su delega della Procura Distrettuale di Roma. Mohamed Farah,trattenuto presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri «Pian del Lago» di Caltanissetta, privo di documenti aveva richiesto il riconoscimento dello status di protezione internazionale. L’indagine ha consentito di individuare in Farah uno degli oltre 50 pirati somali che, l’8 febbraio 2011, utilizzarono armi automatiche e lanciarazzi per abbordare e sequestrare a largo della Somalia la «Savina Caylyn», poi trattenuta per oltre dieci mesi fino al 21 dicembre quando, in seguito a lunghe trattative, venne rilasciata insieme all’equipaggio, composto da 5 cittadini italiani e 17 indiani che furono oggetto di maltrattamenti e sevizie.  

 

 

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La Savina Caylyn in un’immagine d’archivio  

 

Le responsabilità del richiedente asilo, spiegano gli investigatori, sono emerse dal confronto delle sue impronte digitali, assunte nelle fasi dell’identificazione, con quelle repertate nel gennaio 2012 a bordo della «Savina Caylyn» da un team del Ris di Roma, giunto nel Golfo Persico con personale del Ros dopo il rilascio della motonave. Gli accertamenti, considerato che nessun membro dell’equipaggio era di etnia africana, «forniscono probanti indicazioni - dicono i carabinieri - che Mohamed Farah abbia fatto parte del gruppo di pirati che sequestrò la Savina Caylyn».  

 

Per riavere la petroliera italiana «Savina Caylyn» e liberare i 22 membri di equipaggio - 5 italiani e 17 indiani - fu pagato un riscatto di 11,5 milioni di dollari ai pirati somali che l’avevano sequestrata nel febbraio 2011. È quanto emerge dal provvedimento di fermo del somalo 24/enne individuato come uno dei pirati responsabili dell’ abbordaggio, firmato dal pm di Roma Francesco Scavo, che dovrà essere confermato dal Gip di Caltanissetta. Il giovane si trovava infatti in un centro richiedenti asilo della provincia siciliana. L’azione fu commessa «con finalità di terrorismo - si legge nell’atto - consistente nel richiedere ed ottenere, attraverso l’opera di intermediazione intrapresa dai negoziatori con i destinatari della richiesta, un riscatto», «in tutto o in parte destinato ad alimentare, sorreggere, potenziare, rafforzare o comunque agevolare gli scopi dell’organizzazione terroristica somala Al-Shabaab». La cifra del riscatto per un sequestro durato oltre 10 mesi era stata fornita all’epoca da fonti somale, ma non era stata confermata dall’armatore della nave. 

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