I medici: “Troppe vacanze ad agosto? Il problema è che siamo pochi e con pochi letti”


Pubblicato il 12/08/2017
Ultima modifica il 12/08/2017 alle ore 20:11
ROMA

Troppi medici in vacanza ad agosto? «È il mese dove la domanda di cure comunque cala, ma il problema è che siamo pochi e con pochi letti, così è sempre emergenza. A Ferragosto come a Natale». Domenico Iscaro, una più che trentennale carriera da radiologo all’ospedale Santo Spirito di Roma e Presidente dell’Anaao, il più rappresentativo sindacato dei camici bianchi ospedalieri non ci sta a far passare i suoi colleghi per vacanzieri.  

 

Perché così tanti medici e infermieri in ferie ad agosto?  

«Perché è il mese nel quale la domanda di salute cala. Non per i servizi di emergenza, ma chi è in terapia e deve fare una visita di controllo o il paziente che deve sottoporsi a un intervento chirurgico programmato, quindi differibile, rimanda a dopo le vacanze. I dipendenti delle aziende sanitarie hanno diritto a scegliere un periodo di ferie di due settimane e se in maggior numero optano di farle ad agosto è per senso di responsabilità, non per convenienza». 

 

Allora tutti i disservizi che abbiamo rilevato?  

«Quelli ci sono perché siamo drammaticamente sotto organico e poi perché mancano i letti alle spalle dei pronto soccorso. Quando arriva un paziente che ha bisogno di ricovero prestiamo le prime cure e poi non sappiamo dove metterlo, perché abbiamo perso 20mila letti in otto anni. Ne abbiamo in rapporto agli assistiti meno della metà di Paesi come Francia e Germania». 

 

Non è che quei letti che ci sono vengono anche utilizzati male?  

«C’è sicuramente cattiva organizzazione. Nella Piana di Gioia Tauro in Calabria ci sono 5 ospedali in 30km. E poi per campanilismo e scelte elettoralistiche si tengono in piedi quelli troppo piccoli, che assorbono risorse e sono anche insicuri». 

 

Poi c’è il problema della carenza di voi medici…  

«Oggi ne mancano 10mila ma ne prossimi 10 anni ne svaniranno altri 40mila, perché quelli che vanno in pensione non vengono sostituiti e l’Università non forma un numero adeguato di giovani leve. Così l’età media tra noi è di oltre 50 anni. Ma manca anche il rinnovamento tecnologico. Nei nostri ospedali molte apparecchiature sono obsolete. E questo succede perché pretendiamo di mantenere un sistema che offre teoricamente gratis tutto a tutti con meno soldi ad assistito di quanti se ne investano in larga parte dei Paesi sviluppati. La verità è una sola: dobbiamo riprendere a investire in sanità». 

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