I nonni ribelli che sognavano la libertà

Immagine d’archivio


Pubblicato il 13/08/2017
Ultima modifica il 13/08/2017 alle ore 14:49

La storia è tenerissima. Protagonista una coppia modenese, marito ultraottantenne, moglie appena un po’ più giovane, o meno anziana. A lui i familiari, preoccupati o previdenti, avevano fatto sparire le chiavi dell’utilitaria. Ma non si è rassegnato. È riuscito a recuperarle, ha caricato «la sua signora», come ancora dicono gli anziani gentiluomini, e già che c’era il cagnolino, e senza avvisare nessuno tutti e tre sono fuggiti verso la libertà, come ai vecchi tempi. Più prosaicamente, verso un paesino della non lontana Bassa bolognese.  

 

Però non ci sono mai arrivati, informa «La Gazzetta di Modena». La scappata è finita a Mirandola, sotto un sole cocente perché erano ancora i giorni del grande caldo, che poi da quelle piatte parti è davvero bestiale. Un passante ha notato l’auto ferma, i due anziani in difficoltà. La benzina era terminata, lei era semisvenuta, lui inebetito. Li hanno soccorsi, sono arrivati prima l’ambulanza e poi i familiari, e l’ultima avventura insieme è finita così, senza danni ma con un po’ di delusione. O forse neanche, perché in questi casi partire è più importante che arrivare. 

 

Una piccola storia triste, insomma. Ma che, per una volta, descrive gli anziani per come sono davvero, non per come ce li raccontiamo e come, per ottimismo o per opportunismo, ci illudiamo che siano, vincitori della guerra impossibile contro il tempo. I media, la pubblicità, la nostra stessa falsa coscienza li vogliono, dunque li descrivono, sempre scattanti, agili, impegnatissimi in attività che di anziano non hanno nulla. Più che diversamente giovani, eternamente giovani. E certo, è vero che oggi gli ottantenni sembrano i sessantenni di una volta, ma del resto ormai si è considerati «giovani» fino ai 40 e certi diciottenni neodiplomati, appena aprono bocca, svelano la stessa perspicacia logica e linguistica di un tredicenne «di una volta». È come se l’età adulta si fosse spostata e la vecchiaia, di conseguenza, fosse scomparsa. 

 

Sarà. Invece i nonni del Modenese sono ancora i nonni come sono sempre stati e come saranno sempre, alla faccia di ogni progresso della scienza e di tutte le magnifiche sorti e progressive. Chissà come ci sono rimasti male, quando hanno capito (ammesso che l’abbiano capito) che non possono più salire in macchina e andare a fare un giro, magari fermandosi a mangiare in quella trattoria dove facevano le tagliatelle come vanno fatte e che forse adesso è diventato un ristorante fusion dove le tagliatelle ci sono ancora, ma di soia. Eppure, gli anziani «veri», non quelli patinati, sono così, con tutte le loro tenerezze e saggezze, l’ostinazione a essere ancora in gamba e la delusione quando vengono smentiti dai fatti, le loro fragilità e i loro romanticismi fuori tempo massimo. È anche più dignitoso, invecchiare così, senza belletti. Ed è bellissimo e toccante se, come i due fermi sul ciglio della strada a Mirandola, i vecchi riescono a conservare un cuore giovane. 

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