Anticipo pensione, pronto il decreto. Tesoretto di 2 miliardi con le cartelle

Ma sulla rottamazione il Fisco frena. Ipotesi slittamento per la terza rata

Il nodo.L’ultimo nodo da affrontare è la retroattività della misura, visto il ritardo accumulato. Il diritto ad accedere all’Ape dovrebbe decorrere da maggio (prima cioè che il decreto entri in vigore)


Pubblicato il 13/08/2017
Ultima modifica il 21/08/2017 alle ore 02:30
milano

È in dirittura d’arrivo il decreto che detta le istruzioni per l’Anticipo pensionistico volontario. Il decreto che sarà firmato dal presidente del Consiglio entro agosto o al massimo nei primi giorni di settembre, consentirà a chi lo desidera di andare via prima dal lavoro, con un prestito da restituire in 20 anni, purché abbia compiuto 63 anni.  

 

L’ultimo nodo da affrontare è la retroattività della misura, visto il ritardo accumulato. Il diritto ad accedere all’Ape dovrebbe decorrere da maggio (prima cioè che il decreto entri in vigore), ma solo per chi lo richiede e dimostri di averne necessità. Intanto politici ed economisti fanno notare come tutto ciò contrasti con l’innalzamento dell’età pensionabile, che scatterebbe dal 2019. E bloccare lo scatto, soprattutto dopo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, sembra abbastanza arduo. L’adeguamento alla speranza di vita rischia di trattenere le persone cinque mesi in più a lavoro.  

 

Ma, seguendo il discorso della Ragioneria, sarebbe necessario per salvare i bilanci del Paese e anche le singole pensioni. L’idea che spunta è quella di congelare i requisiti almeno per le platee dell’Ape. «Tutta la materia andrebbe ridefinita», spiega il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, «agendo sull’età pensionabile, con un rallentamento dell’adeguamento all’aspettativa di vita, o dal lato dell’Ape, mantenendo fermi i 63 anni)». 

 

In ballo non c’è solo la pensione di vecchiaia, anche quella anticipata, se nulla cambia, sarà ritardata: il requisito passerebbe per gli uomini da 42 anni e 10 mesi a 43 anni 3 mesi, mentre per le donne si porterebbe da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e 3 mesi. Vista la situazione l’Ape diventa uno scivolo non trascurabile. Una volta che il decreto sarà firmato dal premier dovranno essere raggiunti gli accordi quadro da una parte tra i ministeri del Lavoro e dell’Economa e dall’altra dalle associazioni Abi, Ania e altre imprese del settore. Intese su cui si sta già lavorando: la rata lorda dell’Ape dovrebbe essere intorno al 5-5,5%, mentre il tasso netto scenderebbe (circa di due punti) grazie agli sgravi previsti dalla stessa legge di stabilità. 

 

Per il governo spunta intanto un tesoretto che potrebbe valere fino a due miliardi. È la dote che potrebbe arrivare dalla rottamazione delle cartelle che, dopo la scadenza della prima rata, avrebbe fatto registrare numeri che vanno ben oltre i risultati attesi dal governo. Le risorse in più che entreranno nelle casse dello Stato potranno essere usate per finanziare qualche misura della prossima manovra, a partire dal taglio del cuneo fiscale per i giovani neoassunti.  

 

Per avere i risultati definitivi, precisa l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, servono però ancora i «tempi tecnici fisiologici» delle «procedure di accreditamento della prima o unica rata» di luglio, ma se confermassero le prime indiscrezioni si tratta di un successo superiore al gettito atteso dalla definizione agevolata, fissata in 7,2 miliardi da raccogliere per il 70% nel 2017 e per il restante 30% nel 2018. La maggior parte dei contribuenti che hanno aderito - è circolata l’indiscrezione di 800 mila - avrebbe scelto di pagare a rate (al massimo tre) i debiti. Proprio su questo punto il governo sta riflettendo sull’opportunità di fare slittare al 2018 una delle tre rate previste quest’anno. 

 

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