“Questo business vale il 12% della crescita”

Lanza (Prometeia): ma ora serve un coordinamento Stato-Regioni

Alessandra Lanza


Pubblicato il 13/08/2017
Ultima modifica il 21/08/2017 alle ore 02:30
torino

Quanto vale il turismo tricolore in termini di crescita economica? «Quest’anno potrebbe raggiungere circa il 12% del Prodotto interno lordo dell’Italia», ovvero circa 185 miliardi di euro. Ma secondo Alessandra Lanza, partner della società di consulenza Prometeia, «il nostro business delle vacanze potrebbe valere di più almeno il 15% se diventasse una vera industria,come ad esempio è in Spagna e se venisse creato un coordinamento tra Stato e Regioni».  

 

Il turismo è un possibile motore della ripresa?  

«Sì e ci sono molti dati, da quelli dell’Istat fino a Federalberghi, che testimoniamo il settore è in salute e sta crescendo». 

 

Perché italiani e stranieri scelgono il nostro Paese per andare in vacanza?  

«Entrambi percepiscono l’Italia come una destinazione sicura, al riparo da minacce terroristiche. Per gli stranieri va detto anche che il nostro Paese viene percepito come meno caro di anni fa. Inoltre molti europei e americani, turisti di classe medio-alta, puntano ad acquistare delle seconde case al mare, in montagna e nelle città d’arte. Questo è un fattore importante perché dà stabilità al nostro turismo, perché significa che spenderanno in modo continuativo nel nostro Paese». 

 

Ma il nostro turismo riesce a creare un indotto interessante?  

«Il turismo è un moltiplicatore molto forte della crescita, dell’ordine di tre volte. Questo significa che per ogni euro speso da un turista se ne generano circa due in più nell’economia. Alle spese per i viaggi si aggiungono quelli per ristoranti, alberghi e soprattutto per i prodotti italiani. Europei e americani, una volta tornati a casa, continuano a comprare i nostri vini, il cibo italiano, i prodotti della moda, e questo è un volano straordinario per il nostro made in Italy. del nostro made in Italy».  

 

Non mancano però i problemi nel turismo italiano dalla scarsa ricettività all’occupazione precaria...  

«Ci sono almeno tre problemi cruciali. Il primo è la carenza di infrastrutture, molto spesso è difficile assicurare al turista i collegamenti dall’aeroporto alle località di mare, montagna o alle città d’arte. Secondo c’è un tema di attenzione a chi va in vacanza. All’estero vale la regola “customer is king” (il cliente è re), da noi invece in molte zone questa regola viene purtroppo trascurata e questo agli stranieri non piace affatto. Terzo punto: la stagionalità».  

 

Ovvero?  

«Non abbiamo ancora imparato a sfruttare in modo intelligente tutte le stagioni, soprattutto nel Sud, dove le temperature sono in genere alte anche in primavera e in autunno. Gli stranieri sono abituati ad andare in ferie fuori stagione, per esempio ad aprile-maggio o a settembre-ottobre, ma nel nostro Paese spesso non trovano servizi adeguati in questi periodi dell’anno». 

 

Qual è dunque la sua ricetta di economista? Cosa manca?  

«Ci vorrebbe un coordinamento tra Stato e Regioni sulle località turistiche. Tanti governi ci hanno provato, ma non ci sono mai riusciti, perché purtroppo manca un progetto di medio-lungo termine. E soprattutto manca una visione industriale del settore, la nostra offerta turistica deve essere a 360 gradi in modo da far emergere i punti di forza del nostro made in Italy». 

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