Auto sul corteo antirazzista. Tre morti e feriti in Virginia

Violenze e disordini durante la marcia contro i suprematisti bianchi a Charlottesville
AFP

In un video pubblicato su Twitter si vede una Dodge Challenger grigia investire a tutta velocità alcune auto ferme facendole balzare sulla folla. Poi ha investito alcuni manifestanti e ingranato la retromarcia per fuggire


Pubblicato il 13/08/2017
Ultima modifica il 13/08/2017 alle ore 13:02
inviato a new york

Tre morti, diversi feriti e arresti, stato d’emergenza, Guardia nazionale nelle strade. È il bilancio degli scontri di ieri a Charlottesville fra i suprematisti bianchi, venuti a protestare per la rimozione di una statua del generale sudista Lee, e i contromanifestanti che si opponevano alla loro ideologia di odio. La prima esplosione di violenza da quando è presidente Trump, che ha condannato i disordini, ma viene accusato di aver creato il clima che sta incoraggiando gli estremisti ad attaccare.  

 

 

Gli scontri erano cominciati venerdì sera, quando un gruppo di nazionalisti bianchi aveva marciato con le torce accesse, come ai tempi dei linciaggi del Ku Klux Klan. Il loro obiettivo era il campus dell’Università fondata dall’ex presidente Jefferson in questa cittadina della Virginia, dove durante la Guerra Civile il 52% degli abitanti erano schiavi. Ad aprile il Consiglio comunale aveva votato la rimozione della statua del generale Lee, che ancora orna l’Emancipation Park, e i suprematisti volevano opporsi: «Gli ebrei - hanno gridato - non ci rimuoveranno».  

 

AP

 

Ieri mattina le proteste, guidate dai leader del nazionalismo bianco come Richard Spencer, Jason Kessler, e l’ex capo del Ku Klux Klan David Duke, sono riprese. Lo stesso nome era un programma: «Unite the Right Rally», unire la destra. Stavolta però i manifestanti hanno trovato sulla loro strada gruppi organizzati di oppositori, e sono scoppiati gli scontri. Un’auto si è lanciata sulla folla, uccidendo una donna di 32 anni e ferendo diciannove persone. L’autista è stato arrestato. Si chiama James Fields, è un ventenne dell’Ohio, e aveva detto alla madre che andava ad una manifestazione della destra. Il governatore della Virginia McAuliffe ha proclamato lo stato d’emergenza, mobilitando la Guardia nazionale per riportare l’ordine. Un elicottero della polizia impegnato nelle operazioni di pubblica sicurezza è caduto vicino a Charlottesville, e i due piloti sono morti.  

 

REUTERS

James Fields  

 

Il dibattito si è subito concentrato sulle responsabilità del presidente nel favorire questo clima, anche perché David Duke ha spiegato così l’obiettivo della marcia: «Questo è un momento di svolta, stiamo realizzando le promesse di Donald Trump. È la ragione per cui lo abbiamo votato. Ha detto che ci saremmo ripresi il nostro Paese, e noi lo stiamo facendo». La Casa Bianca è rimasta in silenzio per ore, e quando gli scontri stavano degenerando ha fatto parlare la First Lady Melania con un tweet: «Il nostro Paese incoraggia la libertà di espressione, ma comunichiamo senza odio nei nostri cuori. Nulla di buono viene dalla violenza». 

 

 

Verso l’una e mezza del pomeriggio è arrivato anche il primo commento di Trump: «Noi tutti dobbiamo essere uniti e condannare tutto ciò che l’odio sostiene. Non c’è posto per questo genere di violenza in America. Uniamoci come una sola persona». Censura, dunque, ma senza riferimenti diretti al nazionalismo bianco o al suprematismo che lo ha votato. Poco dopo il presidente ha parlato al Paese, e ha aggiunto: «Condanno con la massima forza questa violenza, che viene da molte parti». Perciò tutti sullo stesso piano, neonazisti e oppositori. Eppure Duke l’ha presa male, avvertendolo: “Ora ci attacca? Si ricordi che alla Casa Bianca lo abbiamo portato noi, non i liberal radicali”. Quindi Trump ha detto che le cose negli Usa vanno molto bene e non c’è ragione per tanto risentimento: «Siamo prima di tutto americani. Dovremmo rispettarci, e amarci». Ma era stato lui, durante la campagna elettorale, ad incoraggiare anche la forza contro chi protestava ai suoi comizi, e aveva preso le distanze dai suprematisti solo dopo il voto. Il suo obiettivo non saranno state le violenze di Charlottesville, ma ormai la pentola della rabbia razzista è stata scoperchiata, e gente come Duke pensa di compiere le sue promesse. 

 

 

 

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