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Cronache
ANSA
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 13/08/2017.
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“Non socialmente pericolosi”. Così le misure di sorveglianza sono state revocate a due rom

I membri delle famiglie che si sono sparate a Bergamo erano state giudicate in Appello per un’altra vicenda

I componenti delle famiglie rom Horvat-Nicolini non sono socialmente pericolosi. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Brescia, pronunciandosi però su una vecchia vicenda. L’udienza risale infatti al 14 giugno scorso ma è stata depositata venerdì, praticamente tre giorni dopo la folle sparatoria tra i passanti di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Una decisione beffarda poiché nel Far West di piazza Pertini erano presenti due tra i sei rom ai quali i giudici bresciani hanno revocato le misure di sorveglianza. Si tratta di un Horvat e di Giorgio Nicolini, identificato dai carabinieri come l’uomo con la camicia bianca che nel video della sorveglianza spara ad altezza uomo. Nicolini, 52 anni, residente a San Paolo d’Argon è il marito di Angelica Pellerini che insieme ai figli Kevin ed Elvis è finita in manette martedì pomeriggio per aver avuto un ruolo chiave nell’agguato. Arresti convalidati proprio ieri mattina poiché secondo il gip Marina Cavalleri c’è il pericolo di reiterazione del reato. Per loro le accuse sono di tentato omicidio, rissa, lesioni e porto abusivo di armi e oggetti atti a offendere. Scarcerato invece il comasco Davide Carabetta, 36 anni, buttafuori in una discoteca di Cermenate e cassiere in un night club di Lugano. Carabetta durante l’agguato era al volante dell’Hummer scuro insieme all’amico marocchino arruolato dagli Horvat e denunciato per rissa. Per il Far West sono indagate anche altre dieci persone, nella speranza che i carabinieri riescano a risalire a tutti i partecipanti.  

 

L’antefatto  

Secondo quanto raccontato venerdì al gip da Elvis Nicolini, la faida tra la sua famiglia e quella degli Horvat nasce da un episodio avvenuto alcuni anni fa. A Montello un motociclista aveva sparato cinque colpi di pistola all’auto dello zio di Elvis, colpendolo di striscio. A scatenare la miccia, la decisione dei Nicolini di denunciare successivamente la famiglia Horvat, una cosa che tra gruppi rivali rom per tradizione non è tollerata. Inoltre la recente operazione della Finanza, conclusasi con il sequestro di immobili pari a un milione di euro nei confronti dell’intero clan, avrebbe inasprito ulteriormente i rapporti, già logori da tempo. Questa dunque la causa che ha portato all’assalto martedì pomeriggio nel piazzale tra Poste, ospedale e benzinaio a Trescore Balneario.  

 

Oltre all’irreperibile (da lunedì) Giorgio Nicolini, altri cinque rom sono ora completamente liberi, senza dover dunque sottostare alle misure di prevenzione precedentemente imposte, tipo quella di dover rincasare prima delle 22 e di non detenere né portare armi. Si tratta di Desiderio Horvat, 47 anni di Trescore, con una sfilza di denunce per truffa, lesioni personali, minacce e estorsioni. Giorgio Horvat, 44 anni di Carobbio degli Angeli, denunciato per estorsione, usura e associazione a delinquere. Geni Orvati, 58 anni, suo compaesano e rinviato a giudizio per tentato omicidio, Gianni Nicolini, 28 anni pure lui con una serie di denunce per sequestro di persona e infine Gimmi Nicolini, condannato a 2 anni e 10 mesi per estorsione.  

 

Fatti che inserirebbero i sei nomadi dall’accento bergamasco in un contesto malavitoso nel quale emerge anche una spiccata indole delinquenziale. Non la pensa così però la Corte d’Appello, che accogliendo il ricorso presentato delle difese ha deciso lo stop della sorveglianza speciale per tutti e sei gli indagati. L’ennesima beffa che si accoda alle oltre trecento denunce collezionate in trent’anni dal ricchissimo clan Horvat-Nicolini e puntualmente cadute nel vuoto. 

 

federico gervasoni
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