Mannino: “Il voltafaccia di Cancelleri a favore degli abusivi è la fine del Movimento per cui ho lottato”

La deputata sospesa dal M5S dopo le parole del candidato governatore: «Grillo e molti attivisti dovrebbero rileggersi un post di 11 anni fa contro l’abusivismo di necessità»

Un’immagine della Spiaggia di Vergine Maria a Palermo


Pubblicato il 13/08/2017
palermo

Claudia Mannino è una grillina che ha creduto davvero alle battaglie che sbandierava Beppe Grillo sul blog, in un’altra epoca rispetto al Movimento attuale. Siciliana, impegnata da anni a Palermo in una lotta vera, pericolosa, contro l’abusivismo e la mafia dei rifiuti, Mannino è poi finita coinvolta in una vicenda che sa di faida interna nel Movimento, la guerra delle firme false. Rinviata a giudizio a Palermo, si è sempre dichiarata estranea a quella vicenda, in cui è accusata dalla rea confessa Claudia La Rocca. In attesa «fiduciosa» delle decisioni della magistratura, la Mannino - che non ha mai attaccato i giudici, e mai concesso interviste polemiche - ha rifiutato di autosospendersi, come chiesto da Grillo e Casaleggio, perché riteneva di non aver fatto nulla di male, e così è attualmente nel gruppo misto. Ormai si considera una ex grillina. 

 

Mannino, lei è stata l’unica a criticare Giancarlo Cancelleri per le parole sull’«abusivismo di necessità» pronunciate dal candidato governatore del Movimento in tv. Cosa ha pensato quando le ha sentite?  

«Sono rimasta allibita. È un voltafaccia elettorale, clamoroso per il Movimento. Sembrano ormai giustificare l’illegalità o almeno concedere delle scappatoie a chi non ha rispettato la legge. Questo è del tutto incompatibile con il Movimento cinque stelle in cui ho creduto io». 

 

Di Grillo, se non erro, si ricordano celebri post sul blog proprio contro «l’abusivismo di necessità», i condoni, la piaga del cemento selvaggio.  

«Infatti. Beppe e molti attivisti e portavoce dovrebbero rileggersi quello che scrisse proprio Beppe in un post di undici anni fa contro l’abusivismo di necessità. Vede, non possiamo metterci a esaminare il lato umano della questione delle case abusive, e degli affari che ci ruotano intorno. Dobbiamo affrontarla secondo le leggi e con metodo, perché altrimenti è chiaro che molti possono essere in condizioni difficili, e avere le loro giustificazioni. C’era una signora che aveva la casa abusiva a Palermo, si staccò un pezzo del Monte Pellegrino, investì la sua casa e la donna, che aveva rifiutato di lasciare quella casa, è morta. Ecco, è anche una questione di sicurezza. E poi il Movimento era nato per dire basta al meccanismo tutto italiano delle sanatorie, o della legge che va rispettata se riguarda i nemici, mentre si chiude un occhio con gli amici o per bieche ragioni elettorali». 

 

Cancelleri a chi sta parlando, a gruppi di interessi siciliani o a singole persone, secondo lei?  

«Si sta chiaramente rivolgendo a tante persone che vogliono regolarizzare le loro case, o magari neanche vogliono, perché non hanno mai fatto neppure richiesta di regolarizzazione quando sono state varate delle sanatorie in passato. Ma non è questo il metodo». 

 

Cancelleri propone un regolamento tipo quello di Bagheria: dove peraltro, piccola parentesi, c’è un sindaco grillino che fu al centro di un caso perché le Iene denunciarono che aveva la casa abusiva.  

«Ma non c’è solo a Bagheria questo tipo di regolamento. La Campania di De Luca - che il Movimento tanto attacca - eccelle in questo genere di “regolarizzazioni”. In numerosi paesi sono stati emanati questi regolamenti o sanatorie, chiamiamole come vogliamo. Posso fornirle la lista (effettivamente, me la fornisce, nda.). Anche tantissimi paesi siciliani. Tra l’altro, è curioso che il sindaco di Licata, che oggi passa da eroe contro l’abusivismo, non sia stato altrettanto rigoroso quand’era vicesindaco dell’amministrazione precedente. Comunque sia, la strada sarebbe totalmente un’altra rispetto a quella indicata da Cancelleri. Lui e i suoi dicono che rispetteranno la magistratura: ma sanno che le ordinanze di demolizione possono farle anche i comuni? Vogliono per caso intimare ai sindaci di non fare ordinanze? Che spieghino nel dettaglio come vogliono fare». 

 

Lei come farebbe?  

«Intanto non rendi gli abusivi proprietari della casa abusiva. Fai un censimento serio; se esistono delle persone che sono davvero bisognose puoi consentire di restare, ma devono pagare l’affitto, e la casa viene acquisita al patrimonio comunale. Un’altra opzione potrebbero essere delle convenzioni con i proprietari dei palazzi invenduti e su cui non pagano l’Imu, per colpa del governo, in questo caso. Sarebbe un modo virtuoso da entrambi i lati per affrontare la cosa. O ancora, confiscare i beni, o fare la mappatura degli immobili della pubblica amministrazione e destinarne alcuni ad abitazione per quei nuclei familiari che non hanno dove andare a vivere. Nelle frasi di Cancelleri non vedo invece nulla di virtuoso». 

 

Lei ha detto di sentirsi ormai sola, in questa battaglia. Da chi si aspettava una parola, nel Movimento?  

«Intanto un post sul blog con la posizione ufficiale del Movimento. E poi mi aspettavo qualche parola dai campani, che conoscono benissimo questo problema. La Nugnes, o Micillo. Ma anche gli altri che lavorano nelle commissioni sull’ambiente e gli appalti, Federica Daga, Massimo De Rosa, la Terzoni o Zolezzi... E ovviamente Di Maio, che tra parentesi è campano, e questi problemi dovrebbe conoscerli». 

 

Non ha detto niente?  

«Niente, il silenzio più assoluto. È in tour elettorale con Cancelleri e Di Battista». 

 

Com’è possibile che al candidato in una Regione come la Sicilia venga consentito di prendere una posizione politica di questo tipo su una materia come l’abusivismo? L’avesse presa un altro, come minimo avrebbe rischiato l’espulsione.  

«Evidentemente la struttura interna con cui si sono organizzati consente a Cancelleri di dire tutto. Sono allibita». 

 

Mannino, può spiegare qual è la sua posizione dopo l’inchiesta della Procura di Palermo sulle firme false?  

«Io non c’entro nulla e solo dopo ho scoperto che evidentemente qualcosa non è andata come io sapevo. Per questo quando Grillo mi ha chiesto a novembre di sospendermi, non l’ho voluto fare: non ho fatto nulla per cui debba sospendermi. Grillo fece allora una richiesta di assemblea che votasse l’allontanamento dal gruppo. Ma alcuni dei colleghi non hanno voluto che si facesse quest’assemblea, e sono passata al gruppo misto. Roberto Fico mi pregò, il giorno di Pasqua, di non fare l’assemblea, promettendomi che la comunicazione mi avrebbe supportato per il mio lavoro, ma purché me ne fossi andata di mia volontà, altrimenti “ne esci con le ossa rotte”, disse. Il che, detto a una siciliana come me, fa uno strano, brutto effetto». 

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