Prima visione: la Juve riparte dalla Lazio

In palio c’è la Supercoppa. Allegri: “Dobbiamo sfruttare la rabbia di Cardiff”

Gonzalo Higuain, 29 anni, tra i giocatori della Lazio durante l’ultima finale di Coppa Italia vinta 2-0


Pubblicato il 13/08/2017
Ultima modifica il 21/08/2017 alle ore 02:30
ROMA

 

La rabbia e l’orgoglio. I numeri e Ferragosto. Dentro alla Supercoppa che torna in Italia, all’Olimpico di Roma, dopo tre viaggi altrove (Doha due volte e Shanghai) c’è una centrifuga di sentimenti e variabili da far girare la testa. 

La rabbia è quella di una Juve in cerca di una ripartenza che spinga sempre più in là i ricordi della notte di Cardiff. Due stagioni fa, stesso avversario e stesse sensazioni: i bianconeri uscivano dalla sconfitta nella finale di Champions League contro il Barcellona e, salutati i tre tenori Pirlo, Tevez e Vidal, si diedero una scossa mandando al tappeto la malcapitata Lazio. «Adesso - racconta il tecnico Massimiliano Allegri - dovremo essere bravi a trasformare la delusione del ko con il Real Madrid in rabbia positiva per cominciare alla grande la nuova stagione: rispetto per la Lazio, ma voglio una partita da Juve». 

 

Bianconeri con il 4-2-3-1

Questa è una Juve diversa e potrebbe diventarlo ancora durante la stagione, perché così è sempre stato con Allegri in panchina. «Diversi non significa più o meno forti, significa diversi. L’errore più grande che può fare un tecnico - così l’allenatore bianconero - è quello di chiedere a un giocatore di fare le cose che faceva il suo predecessore». Tradotto: stasera la squadra campione d’Italia negli ultimi sei anni riprenderà confidenza con il modulo conosciuto (4-2-3-1), ma durante l’anno, inevitabilmente, potrà cambiare volto. «È già accaduto, potrebbe accadere ancora perché sono moltissime le situazioni che ti costringono a rivedere il modo di stare in campo», sottolinea il tecnico bianconero. 

 

Tabù biancoceleste

L’orgoglio invece è quello di Simone Inzaghi, giovane allenatore biancoceleste. «Fino ad ora abbiamo sempre perso con la Juve perché non siamo stati in grado di fare la partita perfetta: stavolta sento che siamo pronti a farla», dice. I numeri dei duelli fra la Lazio e i bianconeri sono impietosi per Immobile e soci: da quando c’è Inzaghi al timone, quattro ko su quattro, se si allarga l’orizzonte alle sfide totali della Juve di Allegri il bottino juventino sale a dieci su dieci (20 reti fatte, una sola subita). Inzaghi prova a scuotere l’ambiente, ma l’ambiente sembra già scosso dalla faccia di Keita: il gioiello senegalese è obiettivo di mercato della Juve e alla fine non è stato neanche convocato nonostante l’assenza per infortunio di Felipe Anderson perché, fino a ieri, non ha dato ad Inzaghi le risposte che il tecnico cercava.  

 

L’ala non convocata

«Se Keita gioca? Solo se mi rendo conto che ha la testa alla partita al 100 per cento», le parole dell’allenatore biancoceleste prima dell’esclusione. Keita è distratto, fin troppo, da un mercato che lo corteggia con insistenza: la Juve è in prima fila per il suo futuro, ma l’offerta bianconera (circa 20 milioni) è giudicata al ribasso dal patron laziale Lotito (ne chiede dieci in più). Decisiva sarà la volontà di un ragazzo che ha già rifiutato Milan, Inter, Napoli, Tottenham e Liverpool per sposare Torino. 

La rabbia, l’orgoglio. I numeri e Ferragosto: quando la finale di Supercoppa si gioca d’estate la Juve vince. A Natale, la sorte dei bianconeri è più incerta.  

 

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