La foto che definisce l’epoca dello scontro razziale americano

La storia dietro lo scatto di Ryan Kelly, il fotogiornalista che si è trovato dietro l’auto piombata sul corteo anti-razzista di Charlottesville
AP

Le foto sono di Ryan M. Kelly/The Daily Progress/AP


Pubblicato il 16/08/2017
Ultima modifica il 17/08/2017 alle ore 15:20

«Ci sono foto che definiscono in maniera immediata e indelebile un’era – scrive il Washington Post – e ora abbiamo l’immagine della nostro tempo». È stata scattata da Ryan M. Kelly sabato scorso durante la doppia manifestazione di Charlottesville: da una parte i suprematisti bianchi di “Unite the right”, dall’altra le proteste degli anti-razzisti.  

 

Il Dodge Challenger guidato da un ventenne suprematista colpisce un gruppo di persone della contro-manifestazione e non si ferma. Alcuni finiscono a terra tra le scarpe spaiate, altri roteano in aria come acrobati maldestri. Più lontano mani e cartelli continuano ad agitarsi, mentre un uomo è totalmente a testa in giù: si vedono le gambe che puntano verso l’alto, i jeans neri e un calzino bianco. È un stante in cui tutto il mondo è sottosopra e nessuno sembra ancora essersene accorto.  

 

 

AP

 

L’attacco, il cui bilancio è un morto e 19 feriti, è stato condannato tiepidamente da Trump, che si è limitato ad attribuire pari responsabilità alla destra e alla sinistra. Nel frattempo i video dell’auto che travolge la folla hanno fatto il giro del mondo. Ma la foto di Ryan Kelly rimane la testimonianza più forte. «Venti secondi prima ero sulla strada», racconta il fotografo. «Era il mio ultimo giorno di lavoro per The Daily Progress, il giornale locale. Quella mattina c’erano stati scontri tra i due cortei, le persone si lanciavano oggetti e alcuni avevano iniziato una rissa».  

 

Per avere una migliore angolazione Kelly era appena salito su un marciapiede quando l’auto è arrivata: «Sembrava volesse solo superare la manifestazione». Invece ha girato e accelerato sulla folla. «Ho iniziato a scattare d’istinto e ho provato a inseguirla, anche se ormai era già andata troppo avanti». Dopo la pubblicazione della foto, Kelly ha silenziato i social network, perché tra i messaggi di solidarietà c’erano anche minacce e insulti. La scena immobile della sua foto scatenerà reazioni per anni: forse rappresenta il culmine dell’odio, forse è solo la prima scintilla di un grande incendio.  

 

 

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