Dopo 30 anni rivoluzione al Coccia: in coda per i biglietti anche gli eredi dei palchettisti

La novità all’avvio della nuova campagna abbonamenti: è scaduto il diritto di prelazione sull’acquisto dei posti per gli ex proprietari del palchi

La platea del teatro Coccia di Novara


Pubblicato il 16/08/2017
Ultima modifica il 13/08/2017 alle ore 20:13
novara

Le prime ad affacciarsi da quei palchi furono le famiglie nobili che quel teatro lo costruirono e lo fecero crescere. Poi, ad assistere alle opere liriche in scena al Coccia di Novara furono i loro discendenti, o gli avvocati e imprenditori novaresi appassionati di musica che acquistarono i palchi nel corso degli anni. Ma oggi al teatro Coccia di Novara può dirsi conclusa l’era dei palchettisti: quella che inizierà dopo l’estate sarà la prima stagione senza una prelazione sull’acquisto dei biglietti in favore dei discendenti delle famiglie che fondarono il teatro nella seconda metà del Settecento. Con l’avvio della nuova campagna di abbonamenti, dalla segreteria del teatro non sono partite le lettere agli ex proprietari del palchi, ricordando loro un diritto acquisito con la vendita del teatro al Comune: la possibilità di acquistare i biglietti fino a sette giorni prima degli altri, riuscendo così ad assistere alle opere da quello che un tempo era il palco di famiglia. 

 

La fondazione  

La storia è quella del legame fra un teatro e la sua città: nel 1775 per promuovere la nascita del teatro di Novara venne fondata la Società dei palchettisti. Le famiglie nobili della zona si autofinanziarono acquistando i palchi del futuro teatro, inaugurato nel 1779: i loro nomi, Tornielli, Bottacchi, Magnani Ricotti, Faraggiana, Caccia, si leggono ancora - ognuno accanto al suo palco - nelle mappe esposte all’ingresso del teatro, tra antiche locandine e programmi di sala. La famiglia Bossetti è una delle ultime, fra gli ex proprietari dei palchi, ad aver mantenuto un legame costante con il Coccia: «Ho visto la mia prima Butterfly qui, in platea, a quattordici anni, e dopo che mi sono sposata ho assistito agli spettacoli dallo stesso palco, quello della famiglia di mio marito. Ognuno sempre sulla stessa poltrona, un po’ come guardare il panorama dalla finestra di casa; è un punto di vista a cui ti sei abituato e che, alla fine, ti manca. Così diventa strano vedere l’opera da altri posti, anche se magari sono migliori, più vicini».  

 

UBEBOC

Barbara Ranzone Bossetti mostra gli atti di acquisto e vendita del palco  

 

 

Tra i palchi del Coccia si snodavano cultura, politica, affari, sul palco andavano in scena i grandi della classica e della lirica: Pietro Mascagni per Il piccolo Marat, la soprano Mafalda Favero nella Bohème, Gina Cigna nella Turandot di Puccini, poi Guido Cantelli che dirige la Traviata nel 1943, allievo prediletto di Toscanini, fino a un giovane Riccardo Muti che vinse il premio dedicato al direttore d’orchestra novarese.  

 

La ristrutturazione  

Nell’estate del 1986 il Comune acquista il teatro con i suoi 72 palchi di cui 69 proprietà dei palchettisti: costo dell’operazione circa un miliardo di lire, per poi procedere alla lunga ristrutturazione. Unica clausola per la vendita: una prelazione trentennale per l’acquisto dei biglietti. «I palchi nel corso degli anni sono passati di famiglia in famiglia – ricorda Barbara Ranzone Bossetti -, ad esempio il palco della famiglia Bossetti era stato acquistato da Adriano Bossetti dalla famiglia dell’avvocato Labertenghi, che a sua volta l’aveva acquistato dal marchese Tornielli».  

 

Ora che la prelazione sui posti non c’è più, non resta che giocarsi la carta dell’abbonamento, che permette comunque di scegliere in anticipo: «Noi lo siamo sempre stati, anzi, il mio l’ho già rinnovato». Ma oggi il sostegno dei privati alla cultura si manifesta in forme più moderne: la campagna Art Bonus che permette di sostenere i teatri di tradizione con donazioni private ha già portato al Coccia, dal 2015 a oggi, 253 mila euro.  

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