Il boom di razzismo nell’estate degli sbarchi in calo


Pubblicato il 19/08/2017
Ultima modifica il 19/08/2017 alle ore 07:49

La contraddizione, anche senza scomodare Hegel, è rivelatrice di una realtà in modo più significativo di una banale coerenza. Questa osservazione, che la comune esperienza di vita insegna meglio di qualunque teoria filosofica, si potrebbe davvero applicare alla contemporanea comparsa di due notizie.  

 

La prima riguarda l’accentuarsi, in agosto, di quella tendenza a una forte diminuzione di sbarchi d’immigrati sul nostro territorio. Se a luglio, infatti, era calata di oltre il 50 per cento rispetto all’anno scorso, i dati delle prime due settimane del mese indicano che il fenomeno non solo sembra confermato, ma si rafforza ulteriormente. 

 

Non bisogna, naturalmente, utilizzare questi numeri per frettolose conclusioni, perché le ondate migratorie seguono ritmi determinati da varie cause, ma l’impressione che le iniziative del ministro Minniti sul fronte libico incomincino a dare qualche frutto potrebbe essere fondata. 

 

Di fronte a cifre un po’ più rassicuranti sull’affollamento di migranti che cercano di arrivare sulle coste italiane, sembrano infittirsi i casi di razzismo, più o meno velato, più o meno ipocritamente giustificato, che le cronache ferragostane ci raccontano. Dopo il rifiuto di far cantare al «Verona Music Festival» una ragazzina di cittadinanza italiana, ma di colore, ieri si è saputo che a Margherita di Savoia, nel Barese, è stata negata la casa a coniugi italiani, ma di origine cubana. Nei giorni scorsi, si erano ripetuti altri casi di donne escluse dal mondo del lavoro a causa del colore della loro pelle. 

 

La sensazione che l’intolleranza a sfondo razziale sia in aumento nel nostro Paese, se dovesse essere confermata nei prossimi mesi, è piuttosto allarmante, perché è sicuramente falsa l’opinione che il fenomeno migratorio sulle nostre coste si possa fermare. Il problema è di così vaste e complesse dimensioni che potrà e dovrà essere controllato e regolamentato sia in sede governativa, sia e soprattutto, auspicabilmente, in sede europea. Ma concepire e divulgare l’idea che sia praticabile un completo blocco di tali ondate migratorie vuol dire alimentare colpevolmente nell’opinione pubblica una illusione foriera di gravi pericoli. 

 

Lo scarto, allora, tra una tendenza alla diminuzione degli arrivi e l’impressione di una più diffusa intolleranza verso gli immigrati, anche quelli con la cittadinanza italiana, si può spiegare, innanzi tutto, con i tempi, molto più allungati, tra reale andamento dei flussi in arrivo dall’Africa e percezione che gli italiani hanno dell’attuale tendenza. La diversa consapevolezza del fenomeno, però, non basta a rassicurare su un futuro miglioramento del clima d’accoglienza in Italia. 

 

E’ necessario, perché davvero si possa raggiungere tale risultato, che a una efficace azione governativa si affianchi una più generale opera di sensibilizzazione culturale di tutta la classe dirigente del nostro Paese. Una campagna di opinione, seria e responsabile, che, come ha scritto sul nostro giornale il professor Orsina qualche giorno fa, riconosca e affronti i due opposti aspetti dell’immigrazione nelle conseguenze per la società italiana: da una parte, il valore per il sostegno alla nostra economia e il mantenimento dell’attuale welfare pensionistico e, dall’altra, il rischio di un aggravamento delle condizioni di sicurezza per i cittadini. 

 

Senza ipocrisie buoniste, ma pure senza una irresponsabile propaganda di dati falsi per alimentare immotivate paure xenofobe, il fenomeno migratorio può essere controllato fino all’obbiettivo sperato, cioè che quella contraddizione si risolva favorevolmente, con minori arrivi e più disponibile accoglienza.  

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