Pallone, paste e risate. La vita insospettabile dei ragazzini jihadisti

Nelle case di Ripoll, il paese da cui provengono 6 attentatori. Il pianto della psicologa di Moussa: «Non posso crederci»
AP

La casa di calle Gaudì 27 dove vivevano nove famiglie di cui sei musulmane e dove Moussa prendeva 3 euro l’ora per guardare i bambini più piccoli


Pubblicato il 19/08/2017
Ultima modifica il 19/08/2017 alle ore 17:37
inviato a RIPOLL (SPAGNA)

«Il bambino». Lo chiamano ancora tutti così. Moussa Oukabir, nato a Ripoll il 13 ottobre 1999. Aveva 17 anni, passaporto marocchino. Beveva latte intero, mangiava pasta al pomodoro. Giocava come centravanti nella squadra di calcio del paese. «Era molto forte», dice il compagno Jawad All Aldoui. «Tifava Olympic Marsiglia, di sera non usciva mai, non aveva una fidanzata, ma era molto simpatico». Frequentava, con buoni voti, l’istituto di arti e mestieri Tomas Raguer. Riceveva 3 euro l’ora per guardare gli altri bambini, quelli più piccoli, nel palazzo in calle Gaudì 27: nove famiglie, sei musulmane. La famiglia Oukabir era di casa al piano terra: tre stanze, un bagno. C’è una bicicletta vicino al letto. Sei trolley di tutte le dimensioni. La lavatrice è carica di magliette colorate, mentre il frigo è quasi vuoto: una bottiglia d’acqua, gli avanzi della cena.  

 

 

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Da quando il padre Said, un taglialegna, era ritornato in Marocco, lasciando sola la madre Fátima e quattro figli, Moussa Oukabir era seguito dai servizi sociali. «Lo facciamo sempre, con tutte le famiglie in difficoltà economica», dice la psicologa Pilar Guardia. «Moussa era sempre allegro, tranquillo. Era un bambino. Sembrava un bambino. Anche se spesso, purtroppo, non ha potuto partecipare alle gite scolastiche perché la famiglia non poteva permetterselo, abbiamo fatto ogni sforzo per farlo integrare. Pensavamo di esserci riusciti». 

 

 

Il bambino era un terrorista. Molto probabilmente è stato ucciso della polizia catalana a Cambrils, ieri mattina. Insieme ad altri tre. Indossava una finta cintura esplosiva, impugnava un coltello. Il furgone che, sette ore prima, aveva travolto e ucciso 13 persone sulle Ramblas di Barcellona era stato noleggiato con il documento di suo fratello Driss, 28 anni, un solo precedente che risale al 2010 per molestie sessuali. Driss Oukabir adesso è in carcere. E giura di non saperne nulla. Di suo fratello Moussa. Del furgone. Del piano di morte.  

 

 

Eppure tutta la storia dell’attentato passa dal bambino che nessuno aveva davvero conosciuto. E da questo piccolo paese, quasi al confine con la Francia. Qui tutte le parole prendono suoni rotondi e unici. Catalano, francese e italiano si mischiano. Ripoll ha una cattedrale importante e una storica fabbrica del ferro, che nel Medioevo produceva armi. Undicimila abitanti, una comunità musulmana di 500 persone. Quattro terroristi della cellula del 17 agosto sono partiti da qui. Hanno fra 17 e 20 anni. Il più piccolo di tutti è Moussa Oukabir. «Un bravo studente». «Un tipo popolare». «Uno che faceva ridere». Lo vedevano giocare a calcio. Andava ai giardinetti di calle Santa Magdalena tutti i pomeriggi alle cinque. E ora che la sua vita è sotto gli occhi di tutti, tutti si accorgono di essersi sbagliati. Anche se certe idee le aveva già espresse su Twitter a 15 anni, rispondendo a questa domanda: «Cosa faresti nel tuo primo giorno da re del mondo?». Moussa, il bambino, scriveva: «Uccidere gli infedeli e lasciare vivi solo i musulmani che seguono i precetti». Pubblicava foto di uomini armati, scriveva frasi sulla Siria.  

 

 

Il 14 agosto è tornato dal Marocco assieme al fratello Driss. Anche l’uomo che ha venduto i biglietti per quel viaggio, Salah El Karim, è stato arrestato. Anche il ragazzo che vive nell’alloggio sopra a quello della famiglia Oukabir è ricercato: si chiama Mohammed Hychami.  

 

 

Sono almeno sei le persone di Ripoll coinvolte nelle indagini, fino a questo momento. Il sindaco Jordi Garcia non sa cosa dire, come tutti qui: «Non avevano mai creato problemi. Non avevamo segnali di radicalizzazione». La psicologa Pilar Guardia piange a dirotto: «Non riesco a far combaciare la mia immagine di Moussa, il bambino che ho seguito a lungo, con le notizie che stanno arrivando. Sono costernata».  

 

 

È un pomeriggio diverso dagli altri. Nessuno gioca a pallone. Gli amici, i compagni di scuola, gli anziani del paese, sono tutti riuniti alla caffetteria El Sayol nella piazza centrale. Proprio lì davanti, gli agenti della polizia catalana stanno facendo irruzione in un altro appartamento, sopra la farmacia. Quello di Said Aalla, nato a Naurou in Marocco il 25 agosto 1998. Anche lui è stato abbattuto a Cambrils. È ancora ricercato, invece, Younes Abouyaaqoub, nato il 1° gennaio 1995 a Mirit in Marocco. È cugino alla lontana dei fratelli Moussa e Driss Oukabir. Vanno a cercare sue notizie proprio in calle Santa Magdalena, davanti al campetto, dove ci sono uno scivolo e l’altalena. Chi ha organizzato la banda dei terroristi ragazzini?  

Quello che si capisce è che avevano preparato un piano più devastante, fallito poi sul nascere. 

 

 

Un altro amico di Ripoll, un altro ragazzino di questo paese apparentemente tranquillissimo, è stato trovato in un alloggio di Alcanar, 200 chilometri a Sud di Barcellona, sotto un cumulo di macerie. Maneggiava maldestramente bombole di gas butano. Dovevano servire per caricare e poi far esplodere i tre furgoni presi a noleggio. Il piano è diventato più rudimentale. Moussa il bambino, quello che a 7 anni sorrideva dolcemente nel vestito della festa, era lì con gli altri. A portare la morte. 

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