Concorso Viotti, oltre 50 pianisti superano la preselezione

Arrivano da 24 nazioni e l’età media è di 25 anni


Pubblicato il 22/08/2017
Ultima modifica il 24/08/2017 alle ore 11:54
vercelli

«Dimmi, fai fatica o no a scegliere?». «Non me ne parlare. Sono sconvolto». Il dialogo è rubato: due commissari viottiani al telefono. Non si scambiano giudizi (vietatissimi) sui concorrenti, quest’anno giovani pianisti, ma si confessano con la complicità degli amici la difficoltà di una scelta. Sì, perchè i 117 musicisti (da 24 nazioni) che si sono presentati alla preselezione del Concorso internazionale, sono stati quasi dimezzati. E non perché non fossero bravi: «Il livello è alto, al Concorso ci sarà da aspettarsi tanto», anticipa il direttore artistico Pietro Borgonovo.  

 

I 56 ammessi hanno ricevuto in queste ore la notizia dell’esame superato: dovevano presentare una registrazione, tra i 15 e i 30 minuti, scegliendo tra le Sonate di Beethoven, Haydn e Mozart e gli Studi di Chopin, Liszt, Debussy, Skriabin, Rachmaninov e Bartok. Ad ascoltarli una commissione formata, oltre che da Borgonovo, dal pianista Emanuele Arciuli e dal pianista e compositore Ruggero Laganà, due artisti internazionali e completi che al Viotti hanno già vissuto più di una giuria. 

 

Tra i 56 pianisti che in ottobre si cimenteranno con la prima prova, sul palco del Civico, quattordici sono entrati di diritto: sono i vincitori di un primo o secondo premio ad un concorso pianistico della Federazione mondiale dei Concorsi di Ginevra (di cui il Viotti è fondatore). L’età media dei concorrenti è di 25 anni, ma ci sono anche due «piccolissimi», due sedicenni da Corea e Finlandia. E le scuole da cui provengono tutti sono celeberrime, come il Royal College of Music di Londra, il Conservatorio Cajkovskij di Mosca, il Mozarteum di Salisburgo, la Juillard School di New York, l’Università delle Arti di Berlino.  

 

I concorrenti italiani sono pochi (solo quattro), mentre Corea e Giappone la fanno da padrone: «Tantissimi orientali - spiega Borgonovo - oggi studiano in Europa e negli Usa, hanno coscienza del suono e un virtuosismo spaventoso». Sul palco del teatro Civico, non saranno però i grandi numeri a dettare legge. «Dal vivo, comunque - avverte Borgonovo -, potrebbe cambiare tutto». A cominciare dal timbro, dal respiro del suono. Dal 4 ottobre, allora, si riparte: in giuria, questa volta, accanto al direttore artistico, due storici vincitori viottiani, il francese Gabriel Tacchinò (primo premio nel ’53) e l’italiano Sergio Merengoni, vincitore dieci anni più tardi. 

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