Assunzioni di giovani, no ai furbetti dell'incentivo
Assunzioni di giovani, no ai furbetti dell'incentivo
Rischio-ingorgo tra posti agevolati degli ultimi anni e nuove misure allo studio del Governo
walter passerini
24/08/2017

Il rischio ingorgo si aggira per il mondo del lavoro e verrà allo scoperto tra qualche settimana, sotto forma di una sorta di paradosso degli incentivi che, al di là delle intenzioni, potrebbero tradursi in una punizione. Anticipiamo che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha ben presente il tema, una piccola bomba a orologeria che andrà affrontata immediatamente. 

L’ingorgo è dato dall’incontro-scontro della scadenza degli incentivi alle assunzioni, scattati nel 2015, 2016 e 2017, di durata triennale, con l’avvio dei nuovi incentivi, in particolare dedicati ai giovani, che scatteranno con la prossima manovra a partire dal 2018. I vecchi incentivi, come si sa, erano molto generosi e hanno permesso un bottino piuttosto robusto: tra piena decontribuzione delle nuove assunzioni e sua riduzione, hanno portato a casa 1,6 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato, di cui circa 460 mila occupati da giovani under 30.  

Si tratterà di capire a questo punto quanti imprenditori tra la fine del 2017 e gli inizi del 2018 procederanno alla conferma delle assunzioni triennali agevolate svolte stabilizzando i dipendenti e quanti invece procederanno al loro taglio, dal momento che verranno a scadenza i generosi incentivi del passato con l’aumento dei costi. Il rischio licenziamenti andrà così monitorato, per impedire, dopo la cuccagna, una spiacevole mattanza. Gli assunti sono sia giovani (circa un terzo) sia adulti, molti dei quali over 50.  

A questo primo rischio se ne potrebbe accompagnare un altro, che riguarda soprattutto i più giovani. Infatti, le misure allo studio e di prossima applicazione prevedono incentivi alle assunzioni di giovani (under 30 oppure 32) meno generosi di quelli del 2015-16, consistenti in una decurtazione dei costi contributivi aziendali di circa il 50%, fino a un massimo di 3.250 euro. Ridotti ma pur sempre interessanti per un imprenditore. Da quello che pare bollire in pentola, però, si scopre che questi incentivi sui giovani si applicherebbero esclusivamente alle aziende che non hanno mai licenziato, sia prima che dopo l’agevolazione erogata. 

Si coglie qui la giusta cautela del legislatore, che intende impedire le solite furberie di aziende che licenziano alla scadenza i vecchi assunti con incentivi per approfittare anche dei nuovi, in uno scambio diabolico a somma zero tra entrate e uscite. Ma a questo punto il paradosso è evidente: i nuovi incentivi potranno essere goduti solo da aziende che assumono nuovi lavoratori giovani iscritti alle liste di disoccupazione, supponendo la stabilizzazione definitiva dei vecchi assunti a costi maggiorati. Ma non è detto che succederà così. Anzi, il rischio evidente è che un imprenditore non accetti di pagare i vecchi assunti con un costo di contribuzione raddoppiato, procedendo così alla naturale scadenza. La “coazione a tenerseli” potrebbe indurre in tentazione alcuni imprenditori, che preferirebbero liberarsene, in questo modo però pregiudicandosi la possibilità di godere dei nuovi incentivi che stanno per essere deliberati. Un pasticcio evitabile, che richiede attenzione e creatività.