Novara, stasera a Carpi è un battesimo di fuoco: “Servono voglia e motivazioni”

Si apre la serie B, mister Corini chiede alla squadra di reagire dopo un’estate tormentata

Senza Andrey Galabinov passato al Genoa e aspettando Maniero il peso dell’attacco sarà tutto sulle spalle di Federico Macheda autore l’anno scorso di 7 reti


Pubblicato il 26/08/2017
NOVARA

Si comincia, anche se il mercato è ancora aperto. «Ed è comunque una distrazione - ammette Eugenio Corini -. Finisse a metà agosto sarebbe meglio per tutti». Stasera alle 20,30 il Novara inizia il suo terzo campionato di fila in serie B. Il primo avversario è il Carpi, lo stesso che aveva chiuso la passata stagione degli azzurri. 

 

Il pre campionato ha lasciato alcuni dubbi. E’ pronto a smentirli?  

«Siamo molto incavolati. Quest’estate abbiamo raccolto pochissimo: siamo stati eliminati in Coppa Italia dal Piacenza senza meritarlo e dobbiamo essere più concreti. Non possiamo pensare di essere già al 100% della forma, quindi bisogna tirare fuori motivazioni e voglia». 

 

Ha lavorato tanto sulla difesa a quattro, poi è passato a tre. Perché?  

«Volevo capire se gli attaccanti erano adatti a quel sistema. In fase di costruzione siamo sempre stati molto pericolosi, ma poco efficaci. Si può anche cambiare in base alle caratteristiche dei ragazzi e avere in tasca due soluzioni è un pregio. Comunque non ho ancora deciso come partiremo». 

 

Il 3-5-2 può reggere con Di Mariano a centrocampo?  

«E’ una soluzione. Faccio un paragone: quando allenava l’Italia, Conte utilizzava questo sistema con Candreva da una parte e De Sciglio dall’altra. Il nostro esterno più offensivo è Di Mariano, quello prudente Calderoni. Non posso chiedere a entrambi lo stesso lavoro, ma assieme ci possono stare. Per questo Calderoni a Omegna si abbassava spesso». 

 

Qual è la peculiarità del Carpi?  

«L’intensità. E’ una formazione molto fisica, abile nelle ripartenze. Ha cambiato allenatore e adesso gioca con il 3-5-2, anche se già Castori utilizzava ogni tanto questo modulo». 

 

La sua squadra è completa?  

«No, ma abbiamo le idee chiare. Mi aspetto qualcosa, speriamo che arrivi: restano due cose da fare e gli ultimi giorni di campagna acquisti sono imprevedibili. Il direttore Teti è attento, però ora si gioca e non dobbiamo pensare alle trattative. Le voci nello spogliatoio deconcentrano, succedeva anche a me quando giocavo. Bisogna tapparsi le orecchie». 

 

Chi vincerà il campionato?  

«Le tre retrocesse hanno buone possibilità: l’Empoli si è rinforzato in questi ultimi giorni, il Palermo ha un grande rosa e non dimentichiamoci il Pescara. Poi il Frosinone». 

 

Il Novara è più forte dello scorso anno?  

«Parto con un’idea: i giocatori che alleno sono sempre i più bravi. Adesso però è dura giudicare. Il gruppo ha sfiorato i playoff nella passata stagione, dunque si è dimostrato solido. Ora tocca a noi diventare squadra: per i primi bilanci è giusto aspettare dicembre. So però che abbiamo ragazzi dal grande potenziale e che verranno fuori». 

 

Quando sarà il momento di Maniero?  

«Lo ha spiegato lui stesso: gli manca qualche giorno di lavoro per entrare in condizione. Il suo inserimento procede bene, ma ho sei punte a disposizione e in questo momento voglio valutare anche altre opzioni». 

 

Anche Manconi fa parte dell’elenco?  

«Finché alleno un giocatore, io lo considero parte del progetto. Lui ha avuto un inizio di preparazione difficile per la pubalgia, ma da un paio di settimane sta bene. Ha grandi qualità». 

 

Sta pensando di tenerlo?  

«Il primo requisito per rimanere è la motivazione. Prima ancora delle doti tecniche, considero la voglia». 

 

Non giocasse Casarini, chi sarebbe il capitano?  

«Orlandi o Mantovani. Quando accetto un incarico in una nuova società ho molto rispetto per le gerarchie in base ad esperienza e anzianità». 

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