Raid Usa ferma il trasferimento dei combattenti Isis verso l’Iraq

E’ la risposta americana all’accordo delle forze libanesi, siriane ed Hezbollah con lo Stato islamico


Pubblicato il 30/08/2017
Ultima modifica il 30/08/2017 alle ore 21:07

Un blitz fulmineo e chirurgico per fermare il trasferimento di quattrocento combattenti dell’Isis dalla Siria occidentale al confine con l’Iraq. E’ la risposta americana all’accordo delle forze libanesi, siriane ed Hezbollah con lo Stato islamico, che ha consentito l’evacuazione della sacca sul Monte Qalamoun, fra Siria e Libano. L’intesa ha permesso di chiudere la partita con gli islamisti in una zona impervia e ha portato alla restituzione dei corpi di nove soldati libanesi scomparsi nel 2014, una questione nazionale in Libano. 

 

Ma l’accordo ha suscitato anche l’ira dell’Iraq: i quattrocento jihadisti, con le loro famiglie, sono stati caricati martedì su decine di pullman e spediti verso Abu Kamal, una città siriana sull’Eufrate, ad appena sei chilometri dalla frontiera irachena. Baghdad l’ha presa come un affronto e una minaccia. L’Isis in quella zona controlla ancora il confine, anzi l’ha cancellato, e i terroristi saranno liberi di muoversi anche in territorio iracheno, nella provincia dell’Anbar che resta ancora da riconquistare. 

 

Il premier iracheno Haider al-Abadi ha definito l’intesa «inaccettabile, un insulto» e ha invitato Siria e Libano a distruggere le forze jihadiste, «come sta facendo l’esercito iracheno», e a non scaricare la minaccia altrove. Ma a essere irritati erano anche gli americani, che durante l’estate hanno subito l’iniziativa iraniana nello scacchiere siro-libanese che ha portato alla riconquista, in un modo o nell’altro, di una grossa porzione del territorio da parte dell’esercito di Bashar al-Assad e delle milizie sciite alleate. 

 

Il Pentagono ha reagito allora con un blitz per fermare il convoglio dell’Isis nell’Est della Siria. L’attacco ha reso inservibile l’unica strada verso Abu Kamal e «distrutto un ponte», secondo la ricostruzione del portavoce colonnello Ryan Dillon, che ha anche specificato che gli Stati Uniti non sono «legati a quell’accordo». L’inviato della Casa Bianca Brett McGurk ha precisato che «i terroristi devono essere eliminati sul campo di battaglia» e che la coalizione a guida americana provvederà ad assicurare che «mai entreranno in Iraq». 

 

Il presidente libanese Michel Aoun ha però difeso l’accordo di evacuazione, «una vittoria contro il terrorismo», mentre il capo delle forze armate ha spiegato di aver agito «per ritrovare i soldati scomparsi e non rischiare inutilmente altre vite umane». Ma il caso rischia di incrinare quell’asse Beirut-Damasco-Baghdad che si era formato proprio nella lotta comune all’Isis, condotta da tutti e tre gli Stati con forze regolari appoggiate da milizie sciite. 

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