Senza marito, le madri single afghane sono donne fantasma

Un reportage fotografico mostra il lato più intimo delle donne di un paese che non ha una parola o un’espressione per riconoscere l’indipendenza della donne senza marito

Le foto di Kiana Hayeri hanno vinto il Gran Prix dell’International academic forum


Pubblicato il 01/09/2017

C’è un vecchio detto che spiega ancora oggi la condizione femminile in Afghanistan: «Una donna entra nella casa del marito in abito bianco, e solo in abito bianco uscirà». Fa riferimento al lenzuolo con cui i defunti vengono sepolti: non c’è altro destino. Tanto che nelle due lingue ufficiali dell’Afghanistan, pashtu e dari, non esiste un parola o un’espressione per chiamare le madri single. Come se vedove, divorziate o mai sposate non esistessero agli occhi della società. Ma nel Paese, colpito da guerre e attentati, secondo l’Onu vivono 2 milioni di donne che hanno perso il marito. A cui si aggiungono quelle che hanno ottenuto il divorzio o sono scappate da violenza e matrimoni combinati. 

 

«Vivono e sfidano una cultura che nemmeno le riconosce», racconta a La Stampa Kiana Hayeri, fotografa iraniana. Il suo reportage “Madri single d’Afghanistan”, vincitore del Grand Prix dell’International academic forum, mostra uno dei lati più intimi di un Paese dove le donne sono spesso riconosciute solo per la loro funzione e raramente per la loro identità. Tanto che, proprio da quest’anno, a Kabul è nata un movimento sociale, “Where is my name”, con cui le donne chiedono agli uomini di essere chiamate in pubblico con i nomi propri, e non con offensive ma frequenti espressioni – come “la moglie di...”, “la mia domestica” o ancora peggio “la mia capra”. «Ho avuto accesso al loro mondo più profondo e segreto» dice Kiana. È entrata nelle loro case, nelle prigioni femminili - dove le donne vivono con i loro bambini - e persino in un villaggio, Tapaye Zanabad, fondato su una collina di Kabul e abitato da sole vedove.  

 

 

Le sue foto mostrano solitudine e fatica. Ma anche indipendenza e riscatto. L’immagine qui a sinistra raffigura Reihana, 28 anni, e i suoi 5 figli. A 14 anni è stata venduta a un uomo con il doppio dei suoi anni, da cui è stata abusata fin dal primo giorno. È riuscita a scappare dal villaggio e trasferirsi: ora sta per laurearsi in scienze politiche e lavora per il ministero contro il narcotraffico.  

home

home

La Stampa con te dove e quando vuoi

I più letti del giorno

I più letti del giorno

Le vostre fotografie
Scatti dalla montagna

Le più belle immagini del mare

Premi
In collaborazione con