I genitori valdostani antivaccinisti pensano a una “scuola parallela” per i propri figli

All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale all’Istruzione, Chantal Certan (Alpe).


Pubblicato il 04/09/2017
Ultima modifica il 05/09/2017 alle ore 12:23
fénis

«Stiamo preparando un filone educativo, parallelo a quello dei vaccini, per le famiglie valdostane che ci hanno contattato dicendoci “visto che non abbiamo intenzione di vaccinare i nostri figli o perlomeno non con questo calendario e queste modalità, a marzo i bambini forse saranno espulsi da scuola. Cosa faremo?”». L’ipotesi di classi fuori dai percorsi scolastici convenzionali è raccontata da Stefano Minetti, a capo del comitato «Genitori per la Libera Scelta VdA»

 

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Il gruppo è formato da cittadini in disaccordo con il nuovo piano nazionale che ha aumentato i vaccini obbligatori, li ha concentrati in dosi multiple e ne ha fatto un criterio imprescindibile per iscrivere i bambini a scuola. Minetti riporta i numeri: «Abbiamo circa 150 minori soprattutto da zero a 6 anni che potrebbero essere coinvolti in un percorso scolastico alternativo, di ispirazione steineriana, che vorremmo creare. Una cinquantina da zero a 3 anni potrebbe cominciare subito in gruppetti gestiti da genitori o al nido montessoriano, per gli altri la nostra ambizione è riaprire la scuola steineriana, materna e primaria, come quella che c’era a Chambave. Per 250 famiglie, invece, non è accettabile lasciare la scuola pubblica». Ma il 14 settembre inizierà il nuovo anno scolastico e i genitori dovranno portare in segreteria un’autocertificazione con la quale dichiarano che effettueranno le vaccinazioni obbligatorie (se non ancora fatte) e poi entro il 10 marzo 2018 (per medie e superiori la scadenza è il 31 ottobre) dovranno esibire la conferma con la certificazione dell’Usl. 

 

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Circa 450 valdostani hanno partecipato alla conferenza «Informiamoci sui vaccini» all’Hotel Comtes de Challant di Fénis, organizzata dal comitato sabato pomeriggio. «L'avvocato presente (Marzia Tucci, avvocatessa dell’Associazione Comilva, ndr) - spiega Jeanne Cheillon, di Valle Virtuosa - ha consigliato di collaborare e di non astenersi dall’andare al colloquio, ma di esprimere e spiegare i propri dubbi». Tra alcuni genitori si ipotizza di inviare all’Usl una lettera raccomandata in cui si chiede di avere il «bugiardino», il foglio illustrativo di ogni vaccino. Secondo questa strategia, finché non si ottiene il materiale richiesto si può non firmare l'autocertificazione. «L’obiettivo è di salvaguardare chiaramente tutti i diritti: della scuola, quello della salute, il diritto di fare i vaccini e anche il diritto, eventualmente, quello spetta ai genitori, di fare altre scelte per i propri figli». Lo ha detto sabato a Fénis l’assessore regionale all’Istruzione e Cultura Chantal Certan.  

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