Resta spento il forno crematorio di Pallanza: incertezza sulla riapertura

All’impianto di Verbania serve una costosa manutenzione straordinaria; ora le richieste dirottate alle strutture di Domodossola e Trecate


Pubblicato il 04/09/2017
Ultima modifica il 05/09/2017 alle ore 13:21
VERBANIA

Chiuso per verifica delle emissioni in atmosfera, non si sa quando potrà riprendere l’attività. E’ il tempio crematorio, comunale, di Verbania. Tra l’autunno 2015 e la primavera 2016 il forno era stato al centro di uno scontro politico e amministrativo: il sindaco e la sua giunta volevano privatizzarlo. Non se n’è fatto niente anche per l’«opposizione» di parte della maggioranza (e dopo un referendum cittadino che non aveva raggiunto il quorum) e ora Silvia Marchionini parla di una situazione «di emergenza». 

 

 

Fermo dal 7 agosto

Dal 7 agosto il forno al cimitero di Pallanza è fermo. Prescrizioni dell’Arpa - che fin qua sono costate al Comune 20 mila euro di multe - hanno imposto un intervento di manutenzione straordinaria: l’installazione di un sistema finalizzato all’abbattimento degli ossidi di azoto immessi in atmosfera. L’apparecchiatura è stata acquistata e installata - al costo di 35 mila euro -, ma il problema non si è risolto. La riapertura - prevista il 21 agosto - è slittata a data da destinarsi. L’impianto, che da tempo necessita di ammodernamento, riprenderà a funzionare solo quando analisi integrative richieste da Arpa - che con la Provincia è titolata al rilascio delle autorizzazioni - confermeranno che i fumi rilasciati rientrano nei parametri stabiliti dalla legge. 

 

 

Le «strumentalizzazioni»

«L’impossibilità di garantire alla famiglie questo servizio, e i disagi in questi giorni sono evidenti, è il risultato di una strumentalizzazione insensata che ha portato nel 2016 a bloccare la soluzione individuata per rinnovare l’impianto obsoleto e assicurargli una gestione efficiente. Bocciata l’ipotesi dell’esternalizzazione, la commissione Lavori pubblici avrebbe dovuto proporre un’alternativa. E’ passato un anno e mezzo ma di proposte non ce ne sono state» afferma Marchionini, che sottolinea come il funzionamento del forno sia un «lavoro per tecnici esperti che invece noi abbiamo portato avanti fin qua con due addetti comunali, uno dei quali di recente è andato in pensione». 

 

 

Nel settembre del 2015 il Consiglio comunale aveva approvato la via del «project financing» ma un fronte di opposizione trasversale aveva portato l’assemblea cittadina sui suoi passi: la relativa delibera di giunta era stata revocata anche se nel frattempo era partita l’indizione di una consultazione popolare. Nell’aprile 2016 il referendum abrogativo non raggiungeva il quorum necessario: a esprimersi però erano state soprattutto le voci di dissenso alla decisione assunta dall’amministrazione Marchionini. 

«Basta immobilismo»

«Porrò all’attenzione della maggioranza una situazione che non può più ammettere immobilismo. La prospettiva può anche essere quella di aprire un mutuo da almeno un milione di euro per garantire alla città questo servizio» rimarca il sindaco che indica come le cremazioni siano scese a 800 all’anno, quando le autorizzazioni rilasciate fissano il limite a 1.800.  

 

 

A Domodossola, che in questo periodo sopperisce alle necessità verbanesi, le cremazioni sono circa duemila all’anno: «Il 40% risponde al fabbisogno ossolano, la restante parte viene da fuori, anche dalla Lombardia» spiega Michele Marinello, direttore del settore Sviluppo, gestione e coordinamento di Altair, la società che nel capoluogo ossolano ha progettato, finanziato e gestisce in efficienza il tempio crematorio. Un’attività estesa ad altre città, tra cui Trecate, dove nei giorni scorsi è stata dirottata l’attività domese, momentaneamente sospesa per la rottura di un elemento meccanico.  

 

 

Altair si era fatta avanti a Verbania con una sua offerta di project financing - «per circa 2 milioni di euro comprensivi della presa in carico dei servizi cimiteriali a Pallanza» ricorda Marchionini - prima che l’idea venisse sotterrata da chi temeva che la privatizzazione potesse aprire la porta a speculazioni. 

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