Il mare non può attendere

Inizia in Cile il quarto Congresso Internazionale delle Aree Marine Protette, IMPAC4. Un’occasione per discutere di come salvare quel “capitale blu” che ci alimenta e ci sostiene


Pubblicato il 05/09/2017
Ultima modifica il 05/09/2017 alle ore 13:46

Il mare mi piace perché è l’ultima immensa dimensione del pianeta non governata dall’uomo. Basta immergersi per lasciarsi alle spalle la formicolante e distruttiva operosità dell’homo sapiens. E’ il grande immenso mondo degli invertebrati, del plancton, dei grandi pesci pelagici e di quei mammiferi che milioni di anni fa decisero di tornare nel brodo primordiale. 

  

Ma il mare è molto di più di una ristoratrice immersione. Generoso e ribelle, il mare ci ha sostenuto nei millenni. Ha permesso all’umanità di connettere culture e religioni, di rafforzare imperi e pirati, di scambiare spezie e tecnologia. E’ stato il mare, prima di qualunque tecnologia, a permettere la lenta e diffusa globalizzazione della nostra devastante specie.  

  

Ancora oggi, in un mondo di terra che galoppa verso i 10 miliardi di abitanti (previsti per il 2010), il mare continua ad essere la grande cornucopia a cui attingere, setacciando e dragando, scandagliando e scavando succhiando e pompando. Solo il settore della pesca estrae ogni anno dai mari quasi 100 milioni di tonnellate di pesce selvatico. 

  

 

Un vero e proprio capitale blu che ci alimenta e ci sostiene e che dovrebbe essere gestito in maniera intelligente e sostenibile, insieme a quelle comunità che dal mare dipendono.  Eppure solo il 3% degli oceani è protetto e custodito e solo l'1% dell'oceano si trova all’interno di riserve marine integrali, dove nessuna attività umana è permessa. Secondo uno studio commissionato dal WWF, una protezione del 10% dell’oceano attraverso le Aree marine protette garantirebbe servizi ecosistemici per un valore tra i 622 e i 923 miliardi di US$ nel periodo compreso tra il 2015 e il 2050. Una protezione del 30% garantirebbe benefici tra i 719 e i 1145 miliardi di US$ per lo stesso periodo di tempo. Proteggere la salute dell'oceano è quindi come aprire un conto bancario che genera interessi dei quali  sia la società sia gli individui possono beneficiare.  

  

Di questo e di molto altro ancora si parlerà da oggi fino a venerdì in Cile nel 4’ Congresso Internazionale delle Aree Marine Protette, IMPAC4    

 

Il Summit è  organizzato dal Ministro cileno dell’Ambiente e dalla Commissione Mondiale per le Aree Protette (WCPA) legata all’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Lo slogan scelto  quest’anno è  “Aree Marine Protette: per unire le persone e l’oceano” a sottolineare l'intricata natura dei rapporti tra le persone e gli oceani. E speriamo che gli ospiti d’onore, tra cui il Principe Alberto di Monaco, l’oceanografa Sylvia Earle e la Presidente del WWF internazionale, Yolanda Kakabadse, riescano ad ispirare la comunità mondiale a cui è affidata la gestione del mare protetto (circa 2.000 delegati di 80 paesi diversi) perché mancano appena 3 anni alla scadenza degli Aichi Target:  la conferenza servirà infatti a valutare l’efficacia del lavoro attuale nelle AMP rispetto al raggiungimento dell'obiettivo 11, ovvero,  la protezione del 10% delle aree marine e costiere attraverso un’efficace rete di aree protette. 

 

*direttore Programma Conservazione, WWF Italia  

 

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