Nasce Ketos, centro culturale e di ricerca sui delfini


Pubblicato il 05/09/2017
Ultima modifica il 05/09/2017 alle ore 20:42

I delfini, nel golfo di Taranto, sono una realtà che ammirano già oltre diecimila persone ogni anno. Ma c’è di più. I cetacei sono il simbolo di una svolta che il capoluogo ionico sta cercando da almeno un lustro, per aprirsi a un futuro lontano da qualsiasi forma di monocoltura. Il passato - il delfino cavalcato da Taras è da sempre il simbolo della città dei due mari - come chiave per declinare un futuro sostenibile. Ecco allora che osservare gli esemplari in mare non basta evidentemente più alla città e a tutti coloro i quali decidono di raggiungerla per provare l’esperienza dell’avvistamento a largo: in grado di far emozionare anche il più algido dei passeggeri che hanno la fortuna di trovare un posto a bordo dei catamarani della «Jonian Dolphin Conservation». L’associazione, che ha fatto del «watching» un’attività tanto di ricerca quanto di turismo, è a capo di un gruppo di organizzazioni locali operanti nel sociale che si sono aggiudicate il bando «Il Bene torna ad essere comune», promosso dalla «Fondazione con ll Sud». Con poco meno di seicentomila euro, sarà data vita a «Ketos», il Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei che sarà inaugurato a Taranto entro la prossima primavera. Una struttura che permetterà di completare a terra lo studio e la conoscenza dei mammiferi marini. «Si tratta di un un unicum nel contesto nazionale, in cui punteremo a sviluppare educazione e intrattenimento attorno alla risorsa mare», è il parere dei promotori dell’iniziativa. 

 

Come si comporrà «Ketos»?  

La struttura sorgerà in quella che fino a quindici anni fa è stata la sede del corso di laurea in maricoltura dell’Università di Bari: polo di Taranto. La metà dei finanziamenti servirà per mettere in sicurezza la struttura: Palazzo Amati, un edificio nobiliare del ‘700 oggi segnato dall’incuria dell’ultimo ventennio. Il resto servirà a coprire la fase di start-up della struttura: pronta a divenire l’anello di congiunzione tra il borgo antico dell’ex capitale della Magna Grecia e i due mari che la bagnano. Al piano terra ci sarà un’area multimediale. Saranno allestite, nell’ordine, una sala dei delfini con animazioni in 4d e un laboratorio per prendere dimestichezza con le discipline scientifiche: chimica, genetica, biologia ed ecologia. Il percorso dovrà portare cittadini e turisti «ad apprendere l’energia e il fascino del nostro mare», afferma Carmelo Fanizza, che alla guida della «Jonian Dolphin Conservation», ormai otto anni fa, s’è lanciato nella sfida di «avvicinare» i cittadini di Taranto prima e i turisti poi ai branchi di stenelle striate e di tursiopi che da oltre quattromila anni popolano il golfo. «Le condizioni meteorologiche e l’abbondanza di plancton rendono questo tratto di mare ideale anche per la loro riproduzione. Ero stanco di sentire parlare soltanto dei problemi di Taranto, per questo ho pensato di coinvolgere nelle ricerche i turisti: per fare scoprire loro le potenzialità e la bellezza di queste acque». Missione andata evidentemente a buon fine, se per il varo di «Ketos» si tratta di pazientare soltanto pochi mesi. L’occasione di rigenerazione urbana e sociale dello spazio fa il paio con la valorizzazione della risorsa marina e rappresenta il vero motivo di orgoglio di questa sfida. 

 

In riva allo Ionio un altro santuario dei cetacei?  

In riva allo Ionio le previsioni giurano che il sole farà compagnia fino alla fine del mese. Le attività della «Jonian Dolphin Conservation» proseguiranno di conseguenza con un calendario di uscite serrate: trovare un posto a bordo di uno dei due catamarani entro i prossimi venti giorni è quasi impossibile. Poi, con l’arrivo dell’autunno, tutte le risorse saranno convogliate sulla nascita «Ketos». Alle attività della struttura, collaboreranno l’Università di Bari e il Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr). «Continueremo a portare avanti i progetti fotoidentificazione dei cetacei che vivono nel golfo di Taranto - afferma la ricercatrice Rosalia Miglietta, dell’istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione del Cnr -. È un filone di studi interessante, che permette di aumentare la conoscenza di questi animali. Stiamo mettendo a punto un algoritmo in grado di favorire in automatico il riconoscimento del singolo cetaceo. Un progetto che vorremmo concludere entro il prossimo anno, potendo contare anche sulle immagini e i video girati con i cellulari dai turisti saliti in diversi momenti a bordo dei catamarani». Secondo Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione e dei trasporti nel polo tarantino dell’ateneo di Bari, presidente del Wwf Puglia e profondo conoscitore del’ecosistema marino, «a Taranto può nascere un santuario dei cetacei, sul modello di quello che esiste nell’alto Tirreno. Questo centro può diventare il simbolo di un’economia che genera profitto senza recare danni all’ambiente». 

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