La “solitudine” di Gabbani: un anno d’oro ma senza amici (tra i colleghi)

Stasera sold out per il ritorno all’Ariston del vincitore del Festival. La confessione: “Per ora escludo collaborazioni con colleghi. Ci va sinergia umana che in quest’anno di exploit non ho trovato”. E ancora: “Quanti preconcetti nel pubblico live”

Gabbani in bici davanti all’Ariston alla scorsa edizione del Festival


Pubblicato il 07/09/2017
Ultima modifica il 08/09/2017 alle ore 11:42
sanremo

Un’estate da incorniciare, con il tour nelle piazze affollate, record di follower sui social, ma nessun amico tra i colleghi cantanti. Per questo, almeno a breve, il mattatore del Festival Francesco Gabbani (che stasera, giovedì, torna sul «luogo del delitto», il palco dell’Ariston di Sanremo, all’insegna del tutto esaurito) esclude collaborazioni e duetti con altri artisti. Tranne una, con Battiato. E lancia il terzo singolo (con videoclip) estratto da «Magellano»: «Pachidermi e pappagalli». Sull’onda dei tormentoni «Occidentali’s Karma» e «Tra le granite e le granate». 

 

 

«Le collaborazioni oltre che sulla sinergia musicale si devono fondare prima di tutto sulla sinergia umana - spiega -. In questo anno di exploit ho avuto modo di conoscere diversi miei colleghi. In realtà con nessuno in particolare ho stretto un vero rapporto di amicizia». 

 

 

Che effetto ti fa tornare sul palco dell’Ariston?  

«Sarà strano entrare in quel teatro non allestito da Festival. Sono trepidante. Gli ultimi momenti che ho vissuto lì mi rimarranno dentro per tutta la vita. Mi ha fatto piacere sapere che la tappa di Sanremo è sold out. Ho grandi aspettative rispetto all’emozione che potrò provare, sarà certamente diverso essere davanti al mio pubblico, che viene appositamente per me, rispetto al pubblico festivaliero». 

 

 

 

Cosa ne pensi della direzione artistica affidata a Claudio Baglioni?  

«Affidare questo ruolo a un artista, sulla carta può rappresentare un valore aggiunto. Se la sensibilità della scelta musicale è affidata a un cantante, credo che abbia potenzialità maggiori. Ma sarà una sorpresa. Vedremo. In quanto a Baglioni, ha segnato la storia della musica italiana. Quindi sicuramente avrà una bella “fetta” di gusto personale da mettere nelle decisioni». 

 

 

E per il conduttore, sei per l’«usato sicuro» di un Carlo Conti o per le novità?  

«La conduzione passata di Conti non è assolutamente criticabile. È un grandissimo professionista e l’ha dimostrato. Se non tornerà lui, credo sia giusto qualcuno che crei un po’ di rottura. Magari non un presentatore professionista come lui, anche per creare un po’ di alternanza».  

 

AP

 

E per il prossimo Festival, tornerai?  

«Se mi invitano vado volentieri. Mi farebbe piacere. Sanremo mi ha dato tanto, è stata per me la svolta. Potrei tornare ma non in concorso, semmai come ospite. Perché ora dovrò fermarmi, pensare a scrivere un album nuovo. In quest’anno ho raccolto un bel bagaglio di emozioni che mi può permettere di esprimermi con nuove canzoni, ma non è una cosa che si può fare per pochi mesi». 

 

Cosa ne hai fatto dei due trofei vinti nei due anni consecutivi del Festival?  

«Sono su un mobiletto all’ingresso di casa. Una delle prime cose che vedo quando torno nei pochi momenti che sto a casa sono quelle due palmette che tanto mi hanno dato. Le ho inquadrate anche in una delle prime “stories” del mio profilo Instagram. Ma da parte mia è una forma farcita di ironia, un po’ scherzosa, di raccontarmi». 

 

 

Dice che non collaborerà a breve con altri artisti. Proprio con nessuno vorrebbe lavorare?  

«Mi viene in mente solo Battiato. È uno dei pochi con cui ho avuto modo di passare tempo insieme, oltre che sul palco. Sono stato a casa sua a Milo, a suonare al festival organizzato da lui, e ho passato delle ore in sua compagnia». 

 

Che pubblico hai incontrato nelle piazze dopo il successo di Occidentali’s Karma? Sei amato dai bambini, dalle famiglie, e sei pure un’icona gay...  

«Difficile definire il mio pubblico perché è davvero trasversale. È vero che ci sono i bambini ma anche le persone di 70 anni, e in mezzo gli adolescenti, gli universitari. Persone che vanno oltre i preconcetti: in Italia la tipologia del pubblico live è molto scandita da partiti presi, se uno ascolta musica alternativa va a sentire solo quella e snobba il pop e viceversa. Invece il mio pubblico è differente. C’è chi apprezza esclusivamente la parte ludica del mio modo di far musica: l’ironia. E c’è chi invece è andato oltre a quell’aspetto e ha colto i suggerimenti di riflessione». 

 

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