Raccontare il mare per salvarlo

Alla prima giornata di Impac4, il Forum sulle Aree Marine Protette in Cile, la ricercatrice Sylvia Earle le ha definite il migliore strumento per combattere i cambiamenti climatici, garantire la sicurezza alimentare, aiutare le comunità più svantaggiate

Un esempio di coinvolgimento comunità locali: la raccolta di coralli, alternativa alla pesca, nell’area Marina protetta nella Nusa Tuva Marine Protected Areas, Kolombangara, Solomon Islands - © James Morgan / WWF


Pubblicato il 07/09/2017
Ultima modifica il 07/09/2017 alle ore 20:35

Lo scrittore e ambientalista americano Wallace Stegner disse “le aree protette sono la migliore idea che ci sia mai venuta” e in effetti se guardiamo ai 142 anni che ci separano dalla creazione di Yellowstone, possiamo dire che le aree protette siano state l’unico strumento che abbia veramente salvato pezzi cruciali del nostro pianeta. Un rete fragile di vita, di biodiversità, di ecosistemi sopravvissuta alla devastazione dell’antropocene per miracolosa intuizione. Nate per proteggere la natura dall’uomo, oggi le aree protette proteggono l’uomo da sé stesso. E questo è più che mai vero per il mare. Saccheggiato, svuotato, riempito (di plastiche, di veleni, di rifiuti) il mare si salverà solo attraverso un concetto avanzato di protezione. Lo ha ribadito alla prima giornata di Impac4, il Forum sulle Aree Marine Protette che si sta svolgendo in questi giorni in Cile, la famosa ricercatrice Sylvia Earle che ha ricordato come le aree marine protette siano il migliore strumento per combattere i cambiamenti climatici, per garantire la sicurezza alimentare, per dare futuro e lavoro alle comunità più svantaggiate, per proteggere quel patrimonio di biodiversità da cui dipende il nostro futuro. 

 

“Abbiamo speso troppo tempo negli ultimi 50 anni per calcolare quanto possiamo estrarre dal mare” ha detto Sylvia Earle , “è arrivato il momento di fare la cosa più importante, estrarre dagli oceani la nostra esistenza. Se non agiamo ora, visto che sappiamo chiaramente quanto valgono gli oceani, tra meno di mezzo secolo potremmo pentirci amaramente di quanto non abbiamo fatto. Ma dobbiamo coinvolgere le comunità di tutto il mondo e questo è possibile solo se siamo in grado di raccontare quello che sta accadendo. Se le persone vengono informate e coinvolte. Se rafforziamo l’alleanza tra aree protette e comunità”. 

 

Nuove Riserve marine vengono richieste a gran voce dalle stesse comunità di pescatori in Cile, Colombia, Brasile, Messico , Belize, e in molti altri luoghi del pianeta. Le comunità costiere hanno capito che il loro futuro passa dalla protezione delle risorse marine ora si stanno rimboccando le maniche per trovare nuovi sistemi di gestione che coinvolgano con intelligenza e lungimiranza tutti gli attori cruciali per il futuro degli oceani. 

 

E sempre citando le parole della Earle, l’oceano ha molte voci, quelle di balene, delfini, tartarughe marine e squali che stuzzicano la nostra immaginazione, ma, ancora più numerose, sono le voci di chi del mare lo vive, di chi lo ha visto cambiare nell’arco della propria vita e ha deciso di lottare per dare al pianeta un futuro più blu. Sono queste le voci che dobbiamo imparare ad ascoltare per proteggere il mare. 

 

* direttore Programma Conservazione, WWF Italia  

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