Italia a Fuoco: dati e mappe per salvare il Paese che brucia

Nasce una piattaforma online nata per la condivisione di informazioni sugli incendi
ANSA


Pubblicato il 08/09/2017

Secondo i dati diffusi da Legambiente lo scorso luglio, sono 26024 gli ettari di bosco bruciati in poco meno di un mese (a partire da metà giugno dello stesso anno). Quasi il 93,8% del totale di tutta la superficie bruciata durante il 2016. E l’estate degli incendi che hanno devastato il nostro Paese sembra non finire più. Fino a pochi giorni fa, le fiamme che hanno colpito il monte Morrone nel parco nazionale della Majella in Abruzzo o che hanno devastato la provincia di Rieti hanno bruciato ettari di bosco e circondato decine di centri abitati.  

 

«Un’estate che verrà ricordata per le tantissime emergenze incendi, ma anche per il blackout informativo che l’ha contraddistinta», afferma Matteo Tempestini, ingegnere informatico e creatore (insieme a Matteo Fortini e Andrea Borruso) del progetto Italia a Fuoco . Lanciata nel mese di luglio, una piattaforma online nata per la condivisione di informazioni sugli incendi che colpiscono il nostro Paese. Il progetto è basato sulla mappatura delle aree in fiamme o che sono già bruciate in passato. Senza dimenticare la localizzazione delle basi operative con elicotteri e mezzi aerei antincendio.  

 

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Cliccando sui comuni si accede al modulo per fare richiesta di aggiornamento degli elenchi dei terreni colpiti da incendi  

 

SEGNALAZIONI E SATELLITI EUROPEI  

«L’idea è quella di colmare una duplice mancanza: d a una parte la necessità di avere un solo canale informativo in cui far fluire le notizie, dall’altra il bisogno di reperire le informazioni stesse», spiega Tempestini. I dati provengono dalle indicazioni degli utenti (che possono segnalare un incendio con un apposito modulo), ma anche dai database del corpo forestale (fino al 2016, anno della sua soppressione), dalle amministrazioni locali e dal sistema europeo per le emergenze Copernicus, basato sia su rilevazioni satellitari che su segnalazioni da soggetti sul territorio o notizie da parte dei media. «Quest’ultimo - dice ancora Tempestini - è la fonte d’informazioni più completa e aggiornata, grazie al progetto European Forest Fire Information System: un database informativo sugli incendi. Le fonti statali, invece sono frammentate e di conseguenza le loro informazioni sono più difficili da reperire». 

 

CONTRO LE SPECULAZIONI SUI TERRENI BRUCIATI  

Allo stesso tempo, una volta spenti gli incendi, il contributo dei cittadini diventa fondamentale. Lo scorso 30 agosto, è stata lanciata la campagna contro le speculazioni edilizie sui terreni colpiti. Da una parte c’è la legge 353 del 2000, che obbliga, per almeno 15 anni, a mantenere la stessa destinazione d’uso, dall’altra c’è il ruolo degli enti locali che devono aggiornare il catasto degli incendi (l’elenco dei terreni bruciati) per poter applicare la legge. E qui entrano in gioco gli utenti. Sulla base del FOIA (Freedom of Information Act), la normativa per il libero accesso agli atti amministrativi, i cittadini possono richiedere alle amministrazioni i dati dei terreni bruciati. «In questo modo, sensibilizziamo le amministrazioni pubbliche ad informare correttamente su quali siano gli incendi avvenuti attorno a noi. Ma soprattutto le invitiamo ad aggiornare l’elenco con i terreni colpiti dal fuoco nell’ultimo quinquennio», si legge in un post sul sito web del progetto. «E le informazioni così ottenute, servono anche a noi per capire dove poter reperire i dati dalle amministrazioni che hanno aggiornato il catasto», spiega Tempestini.  

 

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La mappa degli incendi di quest’anno in Sicilia (aggiornata al 28 luglio)  

 

Prima di Italia a Fuoco, Tempestini era stato tra gli ideatori di Terremoto Centro Italia, piattaforma nata per condividere notizie e informazioni sui terremoti che, nel 2016, hanno colpito Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. «Il filo conduttore è sempre lo stesso: Italia a Fuoco non sarà l’ultimo progetto di questo tipo. Purtroppo, le emergenze in questo Paese non finiscono mai. Da una parte vogliamo favorire la condivisione di informazioni, dall’altra deve rimanere la memoria di quello che è successo in modo da evitare il ripetersi di quei tragici eventi», conclude. 

 

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