La nuova vita dell’Anteo, un milanese di successo

Inaugurato il Palazzo del Cinema. Da spazio d’essai a multisala di qualità con ristoranti

Foto Guendalina Sibona


Pubblicato il 09/09/2017
MILANO

I popcorn no, ma una cena sì. Al nuovo Anteo Palazzo del Cinema di Milano è vietato sgranocchiare junk food ma si può vedere un film di qualità e avere sul tavolino un biancostato di fassona con purée di patate viola. Un’esperienza al momento unica in Italia che da ieri è possibile solo lì, nella saletta-ristorante da 18 posti con annessa cucina e cuochi di Eataly. È una delle undici sale della nuova cittadella del cinema milanese inaugurata alla presenza del sindaco Beppe Sala e di una folla da grandi occasioni. E in effetti per Milano lo è, una grande occasione, e anche per l’Italia, visto che si tratta di una esperienza pilota che, come ha detto il presidente Anica Francesco Rutelli, “va assolutamente esportata”.  

 

Davanti allo scalone d’ingresso del palazzo che fu la Casa del Fascio tanta gente dello spettacolo milanese, da Claudio Bisio alla Finocchiaro, Nichetti, Gino & Michele, Escobar, Cristiana Capotondi (romana ma milanese da anni). La gente si fermava le macchine rallentavano. Non è cosa da tutti i giorni, nemmeno a Milano, che un cinema storico non solo non chiuda ma diventi una multisala grande come quelle che di solito nascono in periferia. Non solo, ma quelle si riempiono con i blockbuster e i cinepanettoni e questa no, continua a decidere di scegliere solo e sempre la qualità.  

 

Che cosa offre di più quindi? “Sulla programmazione sono 38 anni che gestiamo una sala di qualità, ora puntiamo anche sull’accoglienza” spiega Lionello Cerri, il gestore-papà dell’Anteo assieme agli altri due soci fondatori oggi diventati quindici.  

Per accoglienza si intendono sale come quella con ristorante Eataly già descritta, o quella in forma di salotto di casa con due lunghi divani, tavolini e poltrone (tutto in pelle Poltrona Frau) che si può affittare per vedere quel che si vuole (on demand) con i propri amici. Ci sono poi sale tradizionali ma sempre con poltrone supercomode studiate apposta per questo cinema, si chiamano “Milano” e sono fatte da un artigiano in legno e tessuto pied de poule. 

 

Altri spazi rinnovati e interessanti sono il caffè letterario che dà sulla strada (tutto arredato De Padova), l’Osteria del cinema con restylisng di Kartell, la birreria con giardino che dà sul chiostro dell’Incoronata (già arena estiva), lo spazio per i bambini che non è solo una sala giochi, infine sale di lettura e biblioteca dello spettacolo firmate Cappellini.  

Accoglienza di qualità, quindi, e anche di stampo molto milanese, come dicono i marchi design che hanno voluto firmare gli arredi.  

 

Il Palazzo del Cinema è un organismo vivo da mattina a sera, dalle 10 all’una, e anche questo dice qualcosa dell’audacia dell’intera impresa, che solo per la ristrutturazione è costata oltre 5 milioni di euro. 

Alla Bocconi quella dell’Anteo la chiamerebbero una “case history”, una storia di successo partita con pochi soldi e tanta “vision”. Non a caso l’unica autocelebrazione che si sono concessi il giorno dell’inaugurazione è un bel video di pochi minuti che un po’ racconta questa storia. Dal 1° maggio 1979 in cui tre ragazzi rilevano una vecchia sala cinema per 13 milioni di lire (“o meglio due etti di cambiali” precisa uno dei fondatori) e ci aggiungono anche musica e teatro perché la tivù impazza e di solo cinema non si campa. “E noi davamo la terza visione d’essai…”. Le cose cambiano un po’ nell’81, con la prima visione d’essai e poi il nuovo cinema tedesco e europeo.  

 

Da allora l’Anteo, anche con il boom dei multisala di periferia, è un cinema che “funziona” e si espande (presto aprirà pure a Citylife), mentre tanti altri anche gloriosi chiudono per diventare altro. Il President, famoso per le poltrone più comode in città, è oggi uno showroom, il Metropol è la passerella-teatro di Dolce&Gabbana. Ora quelle insegne storiche si possono rivedere all’Anteo visto che danno nome alle nuove sale.  

 

Una storia modello insomma, ma resta la domanda: come han fatto? 

“Abito qui vicino e ho sempre amato questo posto per stare con gli altri, mi piacciono persino quelli che dicono “sss!”, racconta Beppe Sala parlando da spettatore e non da sindaco, “ Ho praticamente il mio posto, mi metto sempre nell’ultima poltrona laterale della fila centrale”. Da sindaco, però, spiega il successo dell’Anteo con la dinamicità della città. “Perché qui la collaborazione pubblico-privato esiste e anche l’Anteo ne è un esempio”. Francesco Rutelli, da presidente Anica, è affascinato dalla vision di chi decide di scommettere sul cinema. “Ha capito che le città e i cinema sono organismi viventi e che se non si trasformano muoiono, è una scelta di futuro; del resto la domanda c’è, certi cinema di periferia ci sembrano poco più che contenitori di poltrone”.  

 

Resta da dire che l’Anteo, da quando è Palazzo del Cinema ha cambiato anche indirizzo, non più via Milazzo ma Piazza XXV Aprile, quindi è dirimpettaio di Eataly Smeraldo, altra storia di successo tra spettacolo e food. E Oscar Farinetti trova qualche somiglianza, fra le due realtà. “Scegliamo entrambi cose buone per il nostro pubblico e scegliamo anche come metterlo nel contenitore giusto, in questo siamo mercanti che fanno anche gli artigiani”. 

Articolo corretto il 09/09/2017 alle ore 10:40

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