Vaccini, a Torino i ribelli si attrezzano: c’è il decalogo anti Asl

Raccomandate e denunce per sfuggire alla legge
LAPRESSE

Le famiglie contrarie all’obbligo di vaccinazione si stanno mobilitando per trovare ogni sistema possibile per sfuggire alla legge


Pubblicato il 10/09/2017
Ultima modifica il 16/09/2017 alle ore 10:59
TORINO

La chiamano «obiezione attiva». E nella definizione c’è un condensato di formalità, accorgimenti, astuzie e tattiche dilatorie che la galassia «no vax» sta mettendo in piedi per attuare la propria «resistenza». Associazioni contro - come Comilva o Clisvap - che da anni contestano le pratiche di vaccinazione si stanno trasformando in sportelli di consulenza. Istruiscono le famiglie, indicano le strutture disposte ad accogliere bambini non vaccinati, e soprattutto suggeriscono come muoversi per aggirare la legge o, comunque, rendere dura la vita alle Asl.  

 

LEGGI ANCHE “Con cento bambini, definirsi scuola parentale è un modo per aggirare la legge sui vaccini”  

 

REGISTRARE LE TELEFONATE  

Team di medici, avvocati e insegnanti dissidenti hanno elaborato un decalogo. Si parte da una raccomandazione generale: trascrivere (meglio ancora registrare) eventuali telefonate ricevute. Poi c’è la lettera dell’Asl: nelle settimane scorse le famiglie di quei bambini che non risultano in regola con le vaccinazioni sono state contattate. «Quando arriva la lettera dell’Asl temporeggiare rinviando l’appuntamento con la scusa che si è ancora in ferie», consigliano le associazioni «no vax». Quindi «rispondere con raccomandata con ricevuta di ritorno in cui spiegare dubbi e timori e chiedere maggiori garanzie». 

 

LEGGI ANCHE La mamma No Vax: “Nessuna schifezza nel corpo di mio figlio, sono pronta a lasciarlo a casa”  

 

Una tattica dilatoria, che punta a guadagnare un po’ di tempo. Inefficace, perché prima o poi l’Asl presenta il conto e convoca la famiglia. E allora, spiegano gli esperti della galassia anti vaccini, «presentarsi con registratore avvisando che si vuole registrare. Se rifiutano non andarsene via senza una dichiarazione scritta dell’accaduto». Altro tentativo di guadagnare tempo. Lo stesso vale per il suggerimento di rispondere sempre con raccomandata a tutte le comunicazioni ricevute finché non arriva la multa da 100 a 500 euro destinata a chi si ostina a non mettersi in regola. A quel punto entrano in campo gli avvocati reclutati dalle associazioni. 

 

LEGGI ANCHE Vaccini obbligatori, a Torino spunta la proroga per chi non è in regola  

 

RACCOMANDATE E AVVOCATI  

Poi c’è il fronte sanitario. La legge prevede che si possa essere esonerati dal vaccino «se i titoli anticorpali attestano immunità a una certa malattia». La raccomandazione, in questo caso, è di chiedere queste analisi ai pediatri, e se si rifiutano rivolgersi alle associazioni. 

Infine c’è la resistenza a scuola. Guai a firmare la certificazione richiesta dagli istituti ma sostituirla con una dichiarazione in cui non ci si dice contrari ai vaccini ma ansiosi di avere maggiori garanzie e informazioni a tutela del proprio figlio. Se poi qualche insegnante o genitore vuole sapere se un bambino è vaccinato, dritti dal preside a invocare la tutela della privacy. E se le domande continuano, dalle forze dell’ordine a fare denuncia.  

È chiaro, la galassia «no vax» punta a sfruttare il prevedibile caos per rallentare il meccanismo. Ma, anche alla luce della linea dura della Regione, il decalogo anti vaccini potrebbe al più far guadagnare un po’ di tempo. Poi i controlli arriveranno. E, con essi, le multe. 

home

home