Tanaro invaso da piante, sabbia e detriti

Nel letto del fiume cresce un bosco, nessuno interviene: “Cosa succederà alla prossima piena?”


Pubblicato il 10/09/2017
Ultima modifica il 10/09/2017 alle ore 11:50
alessandria

Per arrivare sotto il ponte Forlanini, Giuseppe Monticone ha dovuto creare (e crearci) una strada utilizzando una roncola: arbusti e alberi s’intrecciano, realizzando un groviglio difficile da attraversare. La sabbia (soffice, sottile, di quelle che ci sprofondi), la terra e le pietre hanno reso il percorso ancora più complicato, ma solo all’altezza dell’acqua ci si rende conto davvero di cosa è successo: il Tanaro scorre in meno della metà del suo spazio.  

 

Le misure sono facili da calcolare, basta guardare in alto: il ponte ha tre campate, la centrale è di cento metri, le due laterali di sessanta. Alberi, terra, sabbia e detriti occupano entrambe queste ultime, «mangiandosi» anche parte dello spazio dell’arcata maggiore. Quindi? Il Tanaro aveva a disposizione un letto largo circa 220 metri, ora si deve accontentare di uno spazio ridicolo, che misura forse una novantina.  

 

«La situazione vista qui - racconta Monticone, che vive vicino al ponte da tutta la vita - è impressionante. Quando ho deciso di scendere per la prima volta, pochi giorni fa, per controllare, ne sono rimasto impressionato. Se i nostri vecchi avevano deciso che il fiume aveva bisogno di quello spazio, vuol dire che è giusto così. Con un alveo stretto come ora, come speriamo di salvarci alla prossima piena?». 

 

Proprio questo periodo di secca era quello giusto per intervenire: il fiume va pulito, liberato, anche dai resti del vecchio ponte (quello degli Anni 20) che giacciono ancora fra le pietre; ci si chiede come sia possibile che una città come Alessandria, che lotta ogni due anni con le piene e il rischio alluvione, che ha passato «quel» 1994, che ha appena archiviato le paure dell’ultimo novembre, possa ignorare il problema.  

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