“Ci sono meno migranti e il dormitorio chiude prima”

Tutto esaurito, ma c’è chi ha passato la notte per strada

Migranti fotografati qualche giorno fa nell’ex stazione ferroviaria di Canelli


Pubblicato il 10/09/2017
canelli

Il dormitorio di piazza Gioberti, stasera accoglierà i braccianti della vendemmia per l’ultima notte. Aperto il 23 agosto per far fronte all’arrivo di lavoratori stagionali senza dimora, il centro parrocchiale che mette a disposizione un posto letto e una doccia calda a chi ne fa richiesta, avrebbe dovuto chiudere i battenti a inizio ottobre. «Ma la situazione è cambiata: le presenze sono in calo sia da noi che per strada, quindi abbiamo deciso di chiudere prima del previsto», spiega Claudio Riccabone di Caritas-Canelli Solidale, onlus che nelle ultime settimane, come accade durante la stagione vendemmiale da quasi una decina d’anni a questa parte, si è occupata della gestione del dormitorio, oltre che della mensa due sere alla settimana al centro S. Paolo. 

 

Tutto esaurito

Entrambi i servizi, fin dalla prima apertura hanno registrato il tutto esaurito, con una media di presenze rispettivamente di 25 e di 65 persone a volta.  

E mentre la situazione di accampamenti improvvisati e di bivacco in strada, si è riproposta puntualmente tra aree verdi ed ex stazione Fs, nella struttura di piazza Gioberti si è arrivati al sovraffollamento, segnalato dagli abitanti, confermato dall’Ufficio tecnico comunale e tenuto sotto controllo dal sindaco con ispezioni quotidiane dei suoi funzionari. Anche questo fattore ha pesato nella chiusura anticipata. 

 

Progetti

«Per quanto ci riguarda, il prossimo anno torneremo sicuramente a fare la nostra parte – afferma Riccabone - migliorando i servizi e adeguandoci alle normative. Perché, è scontato dirlo, il problema si riproporrà. Per questo ribadiamo la necessità di un’accoglienza strutturata in modo diverso». La prospettiva di aderire al bando regionale per l’apertura di un centro di accoglienza temporaneo, però, non rientra nei programmi dell’amministrazione comunale. «Non ritengo che sia la soluzione. Mentre il fenomeno dei braccianti dell’Est, anche se con numeri più imponenti, era circoscritto e monitorabile – commenta il sindaco Marco Gabusi –, non lo è il flusso dall’Africa. Se aprissimo un centro temporaneo con 100 posti, ci sarebbero il doppio di richieste e diventerebbe impossibile chiuderlo. Un conto è la carità, altra cosa è fare i conti con dinamiche che, una volta avviate, non si esaurirebbero». 

Di diverso avviso, i volontari Caritas: «I fatti parlano da sé: la vendemmia è finita e questa gente se n’è andata, in cerca di un altro lavoro».  

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