Il comandamento di Minniti: non coltivare la paura

Il Ministro dell’Interno in visita alla sinagoga di Milano per la Giornata europea della Cultura Ebraica.


Pubblicato il 10/09/2017
Ultima modifica il 11/09/2017 alle ore 11:02

«Non uccidere nel nome di Dio. Non coltivare la paura».  

 

Sono i “comandamenti” di Marco Minniti in visita alla sinagoga di Milano per la Giornata europea della Cultura Ebraica. Il Ministro dell’Interno ha partecipato al convegno su «Diaspora. identità e dialogo» parlando a braccio ma mostrando di conoscere l’argomento e frequentarlo, con un intervento zeppo di citazioni che ha ricordato più la sua laurea in filosofia che il suo incarico ministeriale.  

 

Due messaggi politici forti, però, li ha dati. Il primo è l’importanza del dialogo interreligioso i cui capisaldi sono l’imperativo di non perseguitare né uccidere nel nome di Dio. «Sembrano ovvietà ma nel momento storico attuale è evidente che non lo sono, quindi la questione è morale, culturale, religiosa e poi diventa questione di sicurezza. Se voglio combattere chi uccide nel nome di Dio metterò in campo tutte le misure che mi competono da ministro dell’Interno, ma accetterò anche la sfida morale culturale e religiosa, e per questo sono venuto qui a chiedere anche a voi di affrontare questa sfida insieme». Tenendo desto il dialogo interreligioso dunque. Questo l’invito rivolto ai tanti rappresentanti della comunità ebraica presenti in sinagoga.  

 

Il secondo messaggio ha invece riguardato il tema della paura. «Il rapporto con l’altro e il riconoscimento reciproco oggi sono resi difficili a causa del sentimento della paura, e questa è un gigantesco diaframma fra gli esserei umani».  

 

Nessuna colpevolizzazione, però, per chi la prova, e probabilmente il ministro si riferisce a chi si chiude di fronte all’altro che arriva in massa sul proprio territorio. «Lo Stato non biasima coloro che hanno paura, ma gli sta accanto, con l’obiettivo però non di incatenarli, ma di liberarli dalla paura».  

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